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La Roma di Gasperini vola: lo scudetto non è più un sogno proibito

La squadra giallorossa ha iniziato la stagione con numeri da grande: difesa solida, gruppo già rodato, una rosa più corta ma con maggiori alternative e un Olimpico tornato a spingere

La Roma di Gasperini vola: lo scudetto non è più un sogno proibito

C’è una Roma che ha smesso di accontentarsi e ha ricominciato a guardare molto più in alto. Il merito è anche di Gian Piero Gasperini, capace di costruire in pochi mesi una squadra che sembra avere già trovato equilibrio, identità e soprattutto la convinzione di poter competere con chiunque. Il paragone con Harry Potter, comparso mesi fa in un murale alla Garbatella, oggi appare quasi profetico: cuore, grinta e sudore sono gli ingredienti con cui il tecnico continua a preparare la sua personale pozione magica.

E questa volta non è soltanto la Garbatella a crederci. È tutta Roma a sognare. Anche lo stesso Gasp, probabilmente, comincia a guardare con occhi diversi una classifica che alimenta ambizioni importanti.

Gasperini, la prima magia è la difesa

Il primo motivo per cui la Roma può iniziare a pensare anche allo scudetto ha un nome e un cognome: Gian Piero Gasperini.

L’allenatore ha riportato i giallorossi in Champions League a sette anni dall’ultima partecipazione e oggi, numeri alla mano, si conferma uno dei tecnici più incisivi del calcio italiano.

La sua impronta si vede soprattutto in un aspetto apparentemente controintuitivo. Gasperini ha sempre costruito le proprie squadre sulla vocazione offensiva, ma alla Roma ha saputo creare una struttura difensiva solidissima, fatta di coperture, aiuti e movimenti ormai assimilati dai giocatori.

Il dato è eloquente: un solo gol incassato nelle prime tre partite. Una continuità con quanto mostrato nella passata stagione, quando la Roma è stata a lungo la miglior difesa d’Europa.

E ancora più significativo è il confronto con il precampionato: nelle cinque amichevoli estive i giallorossi avevano incassato 13 reti. Il campionato ha raccontato tutt’altra storia.

Un gruppo che conosce già il copione

Un altro elemento fondamentale riguarda il tempo. La Roma di oggi non è quella della scorsa stagione, quando Gasperini aveva bisogno di diversi mesi per trasmettere alla squadra i suoi principi tattici.

Quella fase è già alle spalle.

Il gruppo conosce movimenti, pressioni, marcature e meccanismi richiesti dal tecnico. E questo permette alla squadra di partire con un vantaggio enorme rispetto a dodici mesi fa.

Non è un caso che per 10/11 la formazione titolare sia rimasta sostanzialmente quella della passata stagione. La continuità ha consentito a Gasperini di lavorare sulla qualità, invece di dover ricominciare da zero.

Una rosa più corta, ma più profonda

Il paradosso della nuova Roma è racchiuso proprio nella rosa. Numericamente è più corta, come lo stesso Gasperini ha sottolineato più volte, ma allo stesso tempo offre al tecnico più soluzioni.

Rispetto alla squadra che aveva chiuso la stagione precedente sono partiti dieci giocatori: Tsimikas, Angelino, Ziolkowski, El Ayanoui, Zaragoza, El Shaarawy, Venturino, Ferguson, Vaz e Dovbyk.

In entrata, invece, sono arrivati sei elementi: Koulierakis, Belardi, Mora, Castro, Molina e de Roon.

La differenza, però, sta nella qualità delle alternative. I nuovi arrivati sono giocatori in grado di avvicinarsi alle gerarchie dei titolari, se non di entrarci direttamente.

Insomma, la rosa si è ristretta allungandosi. Un apparente controsenso che potrebbe diventare un enorme vantaggio quando arriveranno gli impegni ravvicinati tra Serie A e Champions League.

L’Olimpico torna a essere un fattore

Poi c’è la componente più difficile da misurare, ma forse anche quella più importante: la piazza.

Roma è tornata a sognare e l’Olimpico può trasformarsi in un’arma decisiva. Contro l’Atalanta c’erano 67.279 spettatori, una spinta continua che ha accompagnato la squadra soprattutto nel finale.

Prima il pareggio, poi l’assalto alla vittoria.

Un’immagine su tutte racconta il momento: dopo il gol dell’1-1, Hermoso non si è limitato a festeggiare lo scampato pericolo. Ha chiamato a raccolta il pubblico, lo ha spinto ad alzare ancora il volume e ha chiesto alla squadra di andare alla ricerca del successo.

In quel momento squadra e stadio sono diventati una cosa sola. Una miscela esplosiva che ha trasformato gli ultimi minuti in una bolgia e trascinato Soulé verso il gol del definitivo 2-1.

È proprio questo il valore aggiunto di una piazza che ha ritrovato entusiasmo.

La pozione di Gasperini è già sul fuoco. Gli ingredienti ci sono: difesa, continuità, qualità, entusiasmo e un allenatore che sa come trasformare le ambizioni in una squadra vera. Sognare lo scudetto, oggi, non sembra più così folle.