Emilia-Romagna

Vaccino antinfluenzale, a Ravenna disponibili 65mila dosi

L’offerta gratuita riguarda anziani, fragili, bambini e categorie esposte. Adesioni locali sotto la media emiliano-romagnola.

Parte da domani la campagna per la vaccinazione contro l’influenza. In provincia di Ravenna sono già disponibili 65mila dosi, 50mila delle quali sono state distribuite tra i medici di medicina generale e le diverse strutture coinvolte. Altre forniture saranno richieste nelle prossime settimane, mentre il virus influenzale ha già iniziato a circolare.

La vaccinazione è raccomandata soprattutto ai 105mila residenti over 65 della provincia, oltre che alle persone considerate più esposte al rischio di complicazioni. Rientrano tra queste le donne in gravidanza o che hanno partorito da poco, i pazienti tra i sei mesi e i 59 anni con patologie croniche, i conviventi di persone fragili, i bambini tra sei mesi e sei anni, gli operatori sanitari e gli addetti ai servizi pubblici di primario interesse collettivo.

Chi può ricevere la dose gratuitamente

L’accesso gratuito è previsto anche per i donatori di sangue, i volontari impegnati nell’ambito sociosanitario e per chi, per motivi professionali, entra in contatto con animali potenzialmente esposti a virus influenzali non umani. Le dosi possono essere somministrate dal medico di medicina generale, dal pediatra di libera scelta, nelle farmacie convenzionate, negli ambulatori del servizio di Igiene pubblica dell’Ausl e nelle sedi della Pediatria di comunità.

La campagna si apre con una copertura tra gli anziani che, nel territorio ravennate, resta inferiore al dato regionale. In Emilia-Romagna nel 2025 ha ricevuto il vaccino il 58,2% degli over 65, contro il 59,7% dell’anno precedente. Percentuali più basse sono state registrate nei distretti di Ravenna, che comprende anche Cervia e Russi, e di Lugo, riferito alla Bassa Romagna. In Romagna la copertura complessiva è stata del 53,6%, mentre Faenza ha raggiunto il 59,4%.

L’appello ai medici di famiglia

Secondo Giulia Silvestrini, direttrice dell’Igiene pubblica dell’Ausl Romagna, dopo la pandemia è cresciuta la diffidenza verso le vaccinazioni. Silvestrini sottolinea che i dati sulla mortalità mostrano il picco nel 2020, attribuito al virus e non alla vaccinazione, e spiega che non è stato rilevato un aumento delle patologie dopo la somministrazione delle dosi.

Per la direttrice, il ruolo dei medici di medicina generale è decisivo perché consente di raggiungere direttamente gli assistiti e di chiarire eventuali dubbi. L’esempio citato è quello di Casola Valsenio, dove la copertura ha raggiunto l’80% grazie alla campagna promossa dai medici tra i propri pazienti. Lo scorso anno il picco dei casi influenzali si è verificato alla fine dell’anno.