In occasione della festa di San Luca evangelista, patrono dei medici, il vescovo di Padova monsignor Claudio Cipolla ha presieduto il 18 ottobre 2026 la celebrazione eucaristica nella Basilica di Santa Giustina. Al termine della cerimonia, nella sala San Luca del complesso abbaziale, si è svolto un incontro dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale, medicina e cura della persona.
Il ruolo della tecnologia nella medicina
L’iniziativa è stata promossa dall’ufficio diocesano per la Pastorale della Salute e dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Padova. Relatore dell’incontro è stato monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mentre la discussione è stata moderata dal dottor Claudio Rago e dalla professoressa Francesca Galuppini.
Ai lavori hanno partecipato l’assessore alla Sanità Gino Gerosa e i direttori generali dell’Ulss 6 e dell’Azienda Ospedale-Università Padova. Dopo i saluti del vescovo Claudio Cipolla, di padre Adriano Moro e del presidente dell’Ordine, Filippo Crimì, il confronto si è concentrato sull’integrazione tra cura della persona, intelligenza artificiale e medicina narrativa.
Al centro della riflessione è stato posto il valore della relazione medico-paziente. Secondo i partecipanti, l’innovazione tecnologica può sostenere il lavoro dei professionisti e contribuire a rendere più efficienti alcune attività, ma non deve sostituire il giudizio clinico né ridurre il peso della dimensione umana nell’assistenza.
Decisioni affidate al medico
Il vescovo Claudio Cipolla ha richiamato il significato della figura di San Luca, ricordato come medico capace di unire professionalità e annuncio del Vangelo. La festa, ha sottolineato, rappresenta un’occasione per mantenere vivo il dialogo con il mondo della fragilità e della malattia, valorizzando il ruolo delle relazioni, dei sentimenti e del senso nella cura.
Per monsignor Pegoraro è necessario che i medici siano informati, formati e coinvolti nelle sfide poste dall’intelligenza artificiale, così da poter governare le innovazioni invece di subirle e orientarle a beneficio della sanità. Un richiamo condiviso anche sul piano professionale dal presidente dell’Ordine, Filippo Crimì.
Crimì ha ricordato che la legge del 2025 sull’intelligenza artificiale assegna a questi sistemi una funzione di supporto, lasciando al medico la responsabilità delle decisioni diagnostiche e terapeutiche. La tecnologia, ha osservato, non deve prevalere sull’umanità delle cure, ma può diventare uno strumento utile all’attività clinica.
Padre Adriano Moro, responsabile dell’ufficio diocesano per la Pastorale della Salute, ha infine sostenuto la possibilità di integrare cura della persona, intelligenza artificiale e medicina narrativa, a condizione che la tecnologia resti un mezzo. L’obiettivo indicato è liberare il medico da parte degli adempimenti burocratici e restituirgli tempo per l’ascolto, la presenza e la relazione con il paziente.