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Riforma elettorale approvata: scontro tra maggioranza e opposizioni

Premio del 42%, preferenze e capolista bloccato al centro del confronto su governabilità e rappresentanza.

La Camera dei deputati ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale l’8 ottobre 2026, con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il provvedimento supera il sistema del Rosatellum, utilizzato nelle elezioni politiche del 2022, e introduce un modello proporzionale con premio di maggioranza. Il confronto politico si concentra sul rapporto tra stabilità degli esecutivi e rappresentanza parlamentare.

La riforma, sostenuta dal centrodestra e contestata dalle opposizioni, prevede che una coalizione capace di superare il 42% dei voti validi in entrambe le Camere possa ottenere 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, entro i limiti stabiliti dalla legge. Il tetto massimo per la coalizione beneficiaria è fissato in 220 deputati e 113 senatori, considerando sia i seggi assegnati con il proporzionale sia quelli attribuiti attraverso il premio.

Le ragioni della maggioranza

Il centrodestra presenta il nuovo impianto come uno strumento per rafforzare la governabilità. L’obiettivo dichiarato è fare in modo che il risultato delle urne produca più facilmente una maggioranza parlamentare, riducendo il rischio di accordi tra partiti formati dopo le elezioni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato la compattezza della maggioranza e sostenuto che gli elettori potranno indicare la coalizione, il programma e il candidato alla guida del governo.

La legge stabilisce infatti che partiti e coalizioni indichino, insieme al programma, il nome della persona proposta per l’incarico di presidente del Consiglio. Il nome non sarà però votato direttamente sulla scheda e non determinerà automaticamente la nomina: la scelta resterà una prerogativa del presidente della Repubblica, nel quadro previsto dalla Costituzione.

Le contestazioni dell’opposizione

Le forze di centrosinistra hanno criticato sia il contenuto della riforma sia il metodo della sua approvazione. Partito democratico, Movimento 5 Stelle e gli altri gruppi contrari ritengono che il premio possa alterare il rapporto tra voti e seggi a vantaggio della coalizione più forte. Le opposizioni hanno inoltre annunciato l’intenzione di sollevare la questione nelle sedi giudiziarie, esprimendo dubbi sulla compatibilità del testo con la Costituzione. Si tratta, al momento, di contestazioni politiche e giuridiche, non di una pronuncia della Consulta.

Un altro punto riguarda la scelta dei candidati. Tornano le preferenze, fino a tre, con l’alternanza di genere quando l’elettore ne esprime più di una. Resta però un capolista bloccato, eletto senza possibilità di modificarne la posizione attraverso la preferenza. La riforma elimina inoltre l’obbligo di alternanza di genere nelle posizioni di capolista, una decisione che le opposizioni considerano potenzialmente negativa per la rappresentanza femminile.

Rispetto al Rosatellum, il cambiamento principale è l’eliminazione dei collegi uninominali, che nel sistema precedente assegnavano circa un terzo dei seggi al candidato più votato. I restanti seggi erano distribuiti con metodo proporzionale e non era possibile esprimere preferenze per i candidati delle liste proporzionali. Il nuovo modello distribuisce invece i seggi su base proporzionale e prevede il premio soltanto se una coalizione supera la soglia richiesta in entrambe le Camere.

Se nessuna coalizione raggiunge il 42%, oppure se i risultati di Camera e Senato non consentono di applicare il meccanismo, i seggi vengono assegnati senza premio secondo il criterio proporzionale. Restano confermate le soglie di sbarramento del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni. Saranno le prossime elezioni a verificare l’effetto concreto delle nuove regole sul rapporto tra rappresentanza e governabilità.