Ieri, giovedì 8 ottobre 2026, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la riforma della legge elettorale denominata Stabilicum. Sul provvedimento il movimento politico Meritocrazia Italia ha espresso forti perplessità e contrarietà, evidenziando dubbi di legittimità costituzionale e rilevando una blindatura dell’organo legislativo sia nei confronti delle opposizioni sia verso l’elettorato.
Fin dal Congresso del 2025 l’organizzazione politica aveva proposto la formula alternativa del Meritocraticum, concepita per garantire un sistema proporzionale con voto di preferenza plurimo, soglie di sbarramento differenziate e premio di governabilità scalare.
“Abbiamo, infatti, rimarcato con forza come la determinazione ad escludere il voto di preferenza dal Parlamento nazionale abbia inciso in modo decisivo sulla formazione della rappresentanza, bruciandone le radici territoriali, esaltando il metodo della cooptazione da parte dei capi e ledendo fortemente al principio di autonomia del parlamentare, in contrasto con l’art. 67 della Costituzione”.
Le criticità su capilista bloccati e firme
L’analisi sviluppata da Meritocrazia Italia osserva che il ripristino delle preferenze permetterà la scelta di una minoranza di eletti, mantenendo la maggioranza dei parlamentari sotto il controllo delle segreterie attraverso i capilista bloccati. Nel documento dell’associazione si evidenzia inoltre la criticità legata ai requisiti per le nuove formazioni, tenute a raccogliere un elevato numero di sottoscrizioni rispetto ai gruppi già costituiti entro il 31 dicembre 2025.
“Resta l’amarezza per l’imposizione di un vero e proprio blocco d’accesso per le nuove forze politiche, alle quali viene chiesto di raccogliere un numero esorbitante di firme per potersi presentare alle elezioni, così frapponendo per legge una montagna insormontabile per chiunque non sia già dentro il Palazzo, visto che, al contrario, vige l’esenzione totale della raccolta firme per chi ha già un gruppo parlamentare costituito al 31 dicembre 2025”.
Secondo la posizione espressa dal movimento, la combinazione tra sbarramenti sulle firme e riduzione dei seggi derivante dal taglio dei parlamentari approvato nel 2019 riduce la rappresentatività sui territori, aumentando la quota di nomine e limitando la libertà di scelta dei cittadini.
“Questa non è stabilità, questa è conservazione, non è una lotta alle ‘liste di disturbo’ come dicono, è una lotta al dissenso ed è la paura della politica di aprire le porte del castello dorato che si è costruita, mentre appare invece necessario abbattere le mura di questo castello”.
La richiesta di apertura democratica e pluralismo
Nel documento d’analisi Meritocrazia Italia ribadisce la necessità di garantire la partecipazione politica e la contendibilità delle cariche pubbliche a tutte le formazioni, evitando che la rappresentanza parlamentare si trasformi in un privilegio riservato ai partiti già presenti nelle istituzioni.
“Una democrazia realmente competitiva deve consentire anche a chi oggi non siede in Parlamento di poter chiedere il consenso degli elettori. Altrimenti si rischia di trasformare la rappresentanza già acquisita in un privilegio destinato ad autoalimentarsi: chi è dentro resta dentro, chi è fuori deve superare ostacoli sempre più difficili”.
A conclusione della nota diffusa dalla presidenza, la struttura politica sottolinea che il pluralismo democratico rappresenta un valore da tutelare per assicurare un’alternativa reale al corpo elettorale.
“Perché la democrazia è partecipazione e non recinzione e Noi siamo a sostegno di una politica aperta, partecipata e contendibile, nella convinzione che il pluralismo non sia un problema da arginare, ma una ricchezza da tutelare”.