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Nuovo scandalo chat sessista: stavolta sorpresi alcuni autisti della Atm Milano

A denunciare l'accaduto una 26enne che si è imbattuta nel gruppo "Staff Ticinese" sul cellulare di un dipendente dell'azienda. Nella chat comparivano foto di ragazze scattate dalle telecamere di sorveglianza

Nuovo scandalo chat sessista: stavolta sorpresi alcuni autisti della Atm Milano

A dieci mesi dallo scandalo dei siti sessisti che ha coinvolto tutta Italia (ricorderete “Mia moglie“), un nuovo caso è esploso lo scorso sabato 13 giugno 2026, con protagonisti alcuni autisti di Atm, l’azienda dei trasporti di Milano.

L’episodio è emerso a seguito della denuncia sporta da parte di una producer freelance di 26 anni, intervistata dal Corriere della Sera: mentre si trovava a bordo del tram 15 verso Rozzano, la 26enne si è imbattuta improvvisamente in una chat WhatsApp, chiamata “Ticinese Staff“, sul cellulare di un uomo con indosso la divisa Atm (in copertina: immagine sx da post Instagram di Carly Tommasini, immagine dx da Instagram Story di Atm Milano).

Come riferito dalla 26enne al Corriere, ai suoi occhi è balzata subito una foto scattata dalle telecamere di sorveglianza che ritraeva i glutei di una ragazza. Sotto all’immagine un messaggio del dipendente Atm in questione con scritto: “E’ il mio dolce per voi“.

La 26enne che ha denunciato l’episodio ha inoltre aggiunto che, seppur non riuscendo a leggere nel dettaglio altri messaggi, ha potuto osservare altre immagini di ragazze fotografate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella galleria media della chat. La 26enne ha ipotizzato che il nome del gruppo WhatsApp riguardasse il deposito Atm in zona Porta Ticinese:

“Corpi di donne fotografati senza il consenso delle interessate. Il lavoratore ha guardato più volte l’immagine della ragazza. Era abbastanza compiaciuto” si legge nell’intervista fatta al Corriere della Sera.

La 26enne ha infine riferito che a sconvolgerla di più non è tanto l’ennesimo caso di una chat sessista, ma piuttosto il fatto “di non sentirsi più al sicuro“. Trova “spaventoso” che lavoratori impiegati in enti pubblici utilizzino le telecamere di sicurezza per diffondere immagini intime, proprio loro ai quali tante passeggere si rivolgono in cerca di sicurezza, spesso sedendosi vicino all’autista o al controllore.

“Nessuna ragazza dovrebbe trovarsi in una chat del genere senza saperlo. Veniamo ancora trattate come un oggetto da esporre e da sessualizzare – ha concluso – Denunciare significa aumentare la consapevolezza sul fenomeno. Mi terrorizza il solo pensiero che questi episodi possano essere normalizzati”.

A espandere la portata del caso sono state anche l’attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli nella sua newsletter “Rassegna Stanca” e Carly Tommasini, ex concorrente dell’Isola dei Famosi.

 

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Indagine interna di Atm

Fin dalle prime battute, in merito all’episodio si è mossa la stessa Azienda dei trasporti di Milano, che ha aperto un’indagine interna, depositando anche una denuncia alla Polizia Locale riguardo all’uso improprio di immagini delle telecamere di bordo e presentando presto anche un esposto al Garante della Privacy.

“Atm si è prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città – si legge in una nota diffusa dall’azienda – Crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa”.

Beppe Sala, sindaco di Milano, ha commentato quanto accaduto con queste parole:

“Atm deve far luce ma deve anche intervenire, e se verranno individuati dei responsabili non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora. Supponiamo che si tratti di reati, quindi le mie indicazioni ad Atm sono di essere certamente incisivi in analisi e duri anche nei provvedimenti da prendere”.

Anche il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano e all’Autorità per la tutela dei dati personali, in cui si chiede di aprire una indagine anche alla luce del possibile reato di revenge porn.

“Si tratta di un episodio gravissimo sul quale è necessario fare chiarezza – ha spiegato il presidente Codacons Lombardia, Marco Maria Donzelli – perché se confermati i fatti così come emersi ci troveremmo di fronte a pesanti illeciti sanzionati dal nostro codice penale, che aprirebbero tra l’altro la strada ad azioni risarcitorie in sede civile da parte delle vittime”.

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