Il Milan prova a ripartire dalla Germania. Dopo una stagione deludente sotto il profilo dei risultati e dell’immagine, la società rossonera ha individuato in Markus Krösche e Timmo Hardung i profili ideali per guidare la ricostruzione del progetto sportivo.
La coppia, attualmente all’Eintracht Francoforte, attende il via libera definitivo per intraprendere una nuova avventura a Milano. Una scelta che punta a importare un modello gestionale capace di coniugare sostenibilità economica, valorizzazione dei talenti e competitività internazionale.
Krösche, il dirigente dei numeri e delle intuizioni
A guidare il progetto sarebbe Markus Krösche, 45 anni, ex centrocampista con un passato interamente vissuto al Paderborn e una laurea in economia alle spalle.
Dopo aver intrapreso la carriera da allenatore, anche come vice di Roger Schmidt al Bayer Leverkusen, ha scelto la strada dirigenziale. Al Paderborn si è distinto per aver accompagnato il club dalla terza divisione alla Bundesliga, attirando l’attenzione del gruppo Red Bull.
L’esperienza al Lipsia, culminata con una semifinale di Champions League durante la stagione del Covid, gli ha permesso di consolidare il proprio profilo internazionale. Successivamente il trasferimento all’Eintracht Francoforte, dove ha costruito una reputazione da autentico maestro delle plusvalenze.
Le cessioni di Kolo Muani, Marmoush ed Ekitike hanno garantito al club tedesco circa 244 milioni di euro, confermando la sua capacità di individuare talenti, valorizzarli e trasformarli in patrimonio economico.
Ma Krösche non è soltanto un dirigente dei numeri: il suo metodo unisce algoritmi, analisi dei dati e intuito personale nella selezione dei giocatori.
Hardung, il braccio operativo del progetto
Al suo fianco c’è Timmo Hardung, classe 1989, dirigente cresciuto all’interno dell’Hoffenheim e formatosi sotto la guida di Bernhard Peters, uno dei grandi innovatori dello sport tedesco.
Privo di un passato da calciatore professionista, Hardung ha costruito la propria carriera attraverso lo sviluppo organizzativo e la gestione delle strutture sportive.
Il sodalizio con Krösche è nato al Lipsia e si è consolidato all’Eintracht Francoforte, dove oggi coordina un team composto da circa 70 professionisti.
Il loro punto di forza è una rete di osservatori distribuita in tutto il mondo, supportata da strumenti tecnologici avanzati e da un lavoro capillare sui giovani talenti.
La filosofia: niente stelle a fine carriera, spazio alla crescita
Il modello Krösche-Hardung si basa su alcuni principi molto chiari: investire sui giovani, concedere tempo per sbagliare e crescere, sviluppare percorsi individuali e costruire una squadra dinamica e coraggiosa.
Un approccio che in passato li ha portati persino a rinunciare a un’operazione dal forte impatto mediatico come Cristiano Ronaldo, considerato troppo ingombrante rispetto all’identità che volevano costruire.
L’obiettivo è creare un calcio propositivo e sostenibile, capace di generare valore tecnico ed economico nel tempo.
L’ultimo esempio arriva da Nathaniel Brown: acquistato dal Norimberga per 5,5 milioni di euro, il giovane tedesco ha rapidamente aumentato il proprio valore fino a diventare uno dei profili più seguiti del mercato europeo.
La sfida Milan
Il compito che attende i due dirigenti non sarà semplice. Il Milan ha bisogno di ritrovare stabilità, identità e continuità dopo una stagione complessa.
La sensazione, però, è che la società abbia scelto una strada precisa: meno improvvisazione, più programmazione. Un modello tedesco da adattare alla realtà italiana per riportare il club ai livelli che la sua storia impone.
Adesso manca soltanto il via libera definitivo. Poi la nuova era rossonera potrà davvero cominciare.