Sono state notificate ai legali dei tre minorenni le conclusioni delle indagini della Procura per i minorenni di Genova sul delitto avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 aprile in piazza Palma, a Massa. La vicenda ha portato alla morte di Giacomo Bongiorni, 47 anni, carpentiere molto conosciuto in città.
Le accuse ai minorenni
Per il giovane descritto come ex pugile, difeso dall’avvocato Nicola Forcina e attualmente ospitato in una struttura a Genova, l’ipotesi contestata è quella di omicidio volontario. Gli altri due minorenni, assistiti dall’avvocato Alessandro Maneschi, devono invece rispondere di rissa aggravata dalla presenza di minori e di lesioni ai danni di Gabriele Tognocchi, cognato della vittima.
Il procedimento riguarda anche due maggiorenni, difesi dagli avvocati Enzo Frediani e Giorgio Furlan del foro di Massa. Nei loro confronti l’accusa di omicidio non risulta più aggravata dai futili motivi. Per loro è stata fissata al 24 settembre l’udienza davanti al giudice dell’udienza preliminare di Massa, chiamato a valutare l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Il ricordo della comunità
La morte di Bongiorni aveva profondamente colpito Massa e l’intera provincia. Nei giorni successivi, circa 10mila persone avevano partecipato a una fiaccolata nel centro storico, sfilando in silenzio accanto ai familiari. Alla comunità e ai parenti si era stretto anche il vescovo, fra Mario Vaccari, che aveva rivolto ai cittadini un invito a compiere gesti di umanità e di attenzione verso le nuove generazioni.
Nel corso delle settimane, gli amici e i compagni di Mirteto hanno mantenuto viva la memoria del 47enne attraverso iniziative sportive in suo onore. Bongiorni, padre di due figli e appassionato di calcio, in passato aveva giocato come portiere con la maglia del Romagnano. I compagni sono rimasti vicini alla famiglia, alla compagna Sara e ai figli, segnati dalla perdita.
La zia Antonia Fioravanti ha inoltre partecipato a Carrara al progetto Un tavolo per una cultura di pace, portando la propria testimonianza e collegando il dolore della famiglia a un impegno contro la violenza. La madre della vittima, Giorgia Fioravanti, era stata ricevuta in udienza pubblica dal Papa, al quale aveva consegnato una maglietta con la fotografia del figlio e un messaggio di speranza.