Bergamo (BG)

Fara invasa dai rifiuti, sette giovani hanno aiutato Aprica a ripulire: «Non facciamo di tutta l’erba un fascio»

Il gruppo di amici non è rimasto a guardare, ma si è fatto parte attiva delle operazioni di pulizia. Il racconto di uno dei protagonisti

Fara invasa dai rifiuti, sette giovani hanno aiutato Aprica a ripulire: «Non facciamo di tutta l’erba un fascio»

Sette di sera, 8 giugno. La scuola è finita e il prato della Fara, nel pomeriggio, ha accolto centinaia di ragazzi, giovani, studenti che hanno approfittato della bella giornata di sole per festeggiare. Lasciando però, dietro di sé, un tappeto di rifiuti.

A quell’ora – le 19 – è rimasto soltanto qualche ragazzo ancora disteso sull’erba. E poi i due operatori Aprica, intenti a ripulire tutto. Con un aiuto extra: un gruppetto di circa sette giovani, tra i diciassette e i diciotto anni, che si sono rimboccati le maniche dando una mano a raccogliere la spazzatura lasciata dai coetanei. È una bella scena, che fa riflettere sul senso civico di quei giovani che chiedono, a gran voce: «Non facciamo di tutta l’erba un fascio».

Un gesto spontaneo di chi non è rimasto a guardare

«Frequento spesso la Fara, perché conoscendo gente di Bergamo, quello è uno dei luoghi più visitati da tutti. Anche quel pomeriggio, con i miei amici, sono andato lì fino alle 16.30 quando, con un mio amico, sono sceso». A parlare è Gabriele di Almè, diciotto anni appena compiuti, in cerca di occupazione. È uno dei giovani che, poco più tardi, non resterà con le mani in mano a guardare gli operatori fare il loro lavoro.

«Siamo tornati verso sera, saranno state le 19. Abbiamo notato subito che sul prato della Fara c’era molta spazzatura: cartoni di pizze, bottiglie di vetro vuote, cartacce. C’erano due netturbini, solo due, poveri, a pulire. E noi eravamo lì, non avevamo nulla da fare, e ci siamo detti: perché non aiutarli? Non ci costa nulla, ed è una cosa che ci fa stare bene. Infatti eravamo più contenti nell’aiutarli, che nel restare lì a guardarli. Anche loro hanno apprezzato».

Gabriele, Pietro, Francesco, Nicolas, Benedetta, Margherita, Alessandro: il gruppetto di giovanissimi si è rimboccato le maniche e ha iniziato a raccogliere la spazzatura lasciata dai coetanei. «Sono dell’idea che puoi fare ciò che vuoi, nei limiti della legge, però devi lasciare anche agli altri la libertà di fare ciò che vogliono. Lasciare la spazzatura in giro non fa fare una bella figura a Bergamo: immagina se in quel momento fosse passata una famiglia di turisti e avesse visto il prato ridotto così».

«È uno spazio pubblico e dovremmo tenerlo pulito»

A segnalare la situazione in Fara era stata l’assessora alla Transizione ecologica, ambiente e verde del Comune di Bergamo, Oriana Ruzzini. «Due operatori Aprica hanno impiegato tre ore, ieri pomeriggio, per recuperare tutti i rifiuti. Un lavoro che li ha tolti da altri ambiti dove avrebbero dovuto operare, come sempre accade con l’abbandono straordinario di rifiuti», aveva scritto sui propri profili social.

«Il fatto – continua Gabriele – è sempre lo stesso: secondo me generalizzare le cose è sempre sbagliato, perché non tutti i giovani sono come quelli che ci sono in Fara e non tutti sono come me e i miei amici. È uno spazio pubblico e dovremmo tenerlo pulito, è triste vedere cose del genere: i miei coetanei si lamentano tanto che poi gli eventi vengono cancellati, quando sono i primi che buttano in giro la spazzatura. Cosa vi aspettate? Così, quando vogliamo organizzare qualcosa, non ci permetteranno più di farlo».

A volte, basta un gruppo di ragazzi civili e volenterosi, attenti agli spazi pubblici e al rispetto della città, per riscattare, in un certo senso, la maleducazione di molti. E rafforzare la fiducia nelle nuove generazioni.