Svegliarsi con la gola irritata può spingere a cercare una spiegazione nello stomaco, soprattutto in assenza di raffreddore o febbre. Il reflusso laringofaringeo può contribuire a disturbi persistenti, raucedine, tosse e bisogno frequente di schiarire la voce, anche senza bruciore di stomaco o rigurgito. L’orario in cui compare il fastidio, però, non basta per formulare una diagnosi.
Tra le cause del dolore o della secchezza mattutina ci sono anche la respirazione a bocca aperta durante il sonno, l’aria troppo secca nella stanza e la discesa di secrezioni nasali associata alle allergie. Anche infezioni virali e fumo possono irritare la mucosa della faringe. Prima di collegare il sintomo alla risalita del contenuto gastrico, è quindi necessario distinguere un’irritazione comune da una malattia effettivamente causata dal reflusso.
Come si accerta l’origine del disturbo
Quando il mal di gola persiste, una visita otorinolaringoiatrica può includere la laringoscopia. Arrossamento e gonfiore osservati durante l’esame, tuttavia, non sono sufficienti da soli per diagnosticare il reflusso laringofaringeo: si tratta di segni aspecifici, presenti anche in persone senza sintomi. L’esame resta utile per escludere altre patologie della gola e delle corde vocali.
Anche la gastroscopia non risolve sempre il dubbio. La presenza di esofagite dimostra che il reflusso esiste, ma non prova automaticamente che sia la causa del mal di gola, perché le due condizioni possono coesistere. Per verificare il collegamento servono valutazioni più mirate, come il monitoraggio combinato di pH e impedenza tra esofago e faringe. Su queste metodiche persistono però discussioni riguardo alla standardizzazione e all’interpretazione dei risultati.
Perché evitare i farmaci fai-da-te
In presenza di disturbi limitati alla gola, senza bruciore dietro lo sterno o rigurgito acido, le linee guida dell’American College of Gastroenterology raccomandano di valutare altre cause e di verificare il reflusso prima di iniziare una terapia con farmaci che riducono l’acidità. Una prova terapeutica può essere presa in considerazione dal medico quando compaiono anche i sintomi tipici della malattia da reflusso gastroesofageo.
Uno studio clinico randomizzato su 346 adulti con sintomi persistenti alla gola ha valutato il lansoprazolo, somministrato alla dose di 30 milligrammi due volte al giorno per sedici settimane. Il farmaco non ha mostrato benefici rispetto al placebo. Nell’analisi principale, condotta su 220 partecipanti, la differenza nel punteggio dei sintomi è stata di 1,9 punti a sfavore del trattamento. Il dato sconsiglia le terapie empiriche indiscriminate, senza escludere un’utilità nei casi di reflusso documentato.
Anche gli alginati, pur avendo mostrato risultati favorevoli in alcune analisi sui disturbi laringofaringei, non sono stati studiati nello specifico per il mal di gola al risveglio e non giustificano l’automedicazione. Indicazioni come evitare di cenare nelle due o tre ore prima di coricarsi o sollevare la testata del letto sono rivolte soprattutto a chi ha una malattia da reflusso accertata.
Un disturbo che ritorna frequentemente o non migliora dopo una settimana merita una valutazione medica. È opportuno rivolgersi a un professionista anche in presenza di un nodulo al collo o in bocca, oppure di un’ulcera della mucosa orale che dura da oltre tre settimane. Difficoltà respiratoria, incapacità di deglutire o rapido peggioramento richiedono invece assistenza immediata.