L’insulina non è coinvolta soltanto nella regolazione della glicemia. Questo ormone dialoga anche con i neuroni e, con l’avanzare dell’età, la sua azione nel sistema nervoso può diventare meno efficace. Un nuovo lavoro clinico ha analizzato se un alimento comune ed economico, le arachidi tostate non salate consumate con la pellicina, possa influenzare questo meccanismo.
La sperimentazione ha coinvolto 31 persone sane tra i 60 e i 75 anni. Ogni partecipante ha seguito per 16 settimane una dieta con 60 grammi quotidiani di arachidi e, per altre 16 settimane, un’alimentazione priva di questo alimento. I due periodi sono stati separati da otto settimane di pausa. Il disegno incrociato ha permesso di confrontare le reazioni delle stesse persone nelle due diverse condizioni, riducendo il peso delle differenze individuali.
La risposta osservata nell’area della memoria
Al termine di ciascuna fase, i ricercatori hanno valutato la sensibilità all’insulina nel cervello. Ai partecipanti è stata somministrata una piccola dose dell’ormone attraverso uno spray nasale e, con una risonanza magnetica specifica, è stato analizzato il cambiamento del flusso sanguigno cerebrale.
Dopo i quattro mesi di consumo regolare è emersa una variazione della risposta vascolare all’insulina in una specifica area dell’emisfero destro, che comprende anche l’ippocampo, struttura importante per apprendimento e memoria. Secondo gli autori, questo adattamento locale potrebbe contribuire a spiegare il legame già osservato in precedenti indagini tra consumo di arachidi e migliori prestazioni mnemoniche.
Le analisi del sangue e del fegato, però, non hanno evidenziato cambiamenti nel metabolismo degli zuccheri, nei livelli di colesterolo, nei grassi epatici o nell’infiammazione generale. L’effetto rilevato sembra quindi limitato alla risposta vascolare del tessuto nervoso. Tra i possibili fattori coinvolti ci sono la combinazione di grassi insaturi, fibre e composti vegetali presenti nel seme e nella sua buccia.
Perché servono prudenza e misura
I risultati non dimostrano che le arachidi prevengano il declino cognitivo o le demenze. Il campione era infatti molto piccolo e comprendeva soltanto persone sane appartenenti a una fascia d’età precisa. Non è quindi possibile stabilire se lo stesso effetto si verifichi in persone più giovani, in chi ha malattie metaboliche o in presenza di disturbi cognitivi.
Inoltre, la risonanza ha misurato un parametro fisiologico indiretto: una diversa risposta del flusso sanguigno all’insulina non equivale a una prova di miglioramento della memoria nel lungo periodo. Anche la quantità utilizzata nella sperimentazione, 60 grammi al giorno, è piuttosto elevata e comporta un apporto calorico che non si adatta alle esigenze di tutti.
Le arachidi al naturale, senza sale aggiunto e con la pellicina, possono comunque rientrare in un’alimentazione varia come spuntino saziante, a differenza delle versioni salate e fritte. Lo studio va interpretato come un ulteriore indizio sull’importanza di una dieta ricca di alimenti vegetali integrali, non come una prescrizione o un rimedio per la memoria. La ricerca è stata pubblicata su Food & Function, con DOI 10.1039/d6fo03208g.