Lumere e suca baruca, le tradizioni venete dei Morti

Tra zucche illuminate, offerte rituali e racconti, il patrimonio popolare della regione convive con l'evoluzione della festa autunnale.

Un piatto caldo, il fuoco acceso, il profumo delle caldarroste e un bicchiere di vino nuovo accompagnano da sempre l’autunno in Veneto, soprattutto nel periodo di Ognissanti e della commemorazione dei defunti. In questo quadro si inserisce la tradizione della suca baruca, conosciuta anche come Lumera o Lumassa, una delle usanze popolari legate ai giorni intorno al 2 novembre.

Le credenze popolari attribuivano a questo periodo un particolare valore simbolico. Secondo la tradizione, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava più sottile e le anime dei defunti potevano tornare nei luoghi conosciuti. A questi racconti si affiancavano leggende popolate da cavalieri, dame, streghe, folletti, diavoli e santi, tramandate nel tempo e spesso ambientate tra le nebbie della pianura.

La tradizione della Lumera

Le zucche venivano svuotate, intagliate e illuminate con una candela. Le lanterne erano collocate vicino a siepi, fossi e cimiteri, con la funzione simbolica di attirare le anime dei defunti e allontanare gli spiriti dispettosi. La sera, i ragazzi potevano portarle con sé per spaventare i passanti, soprattutto nei pressi dei cimiteri, e passare di casa in casa chiedendo frutta secca, nocciole e castagne.

La zucca aveva anche un ruolo nella cucina stagionale. Nelle famiglie si preparava il cosiddetto piatto dei morti, composto da castagne, dolci, fave e marroni, lasciato sul tavolo o sul davanzale come offerta per le anime. Tra i gesti tramandati figuravano anche l’abitudine di alzarsi presto per lasciare il letto caldo ai defunti e l’invito a non parlare vicino alle lumasse, per evitare di richiamare presenze negative.

Dalle usanze venete a Halloween

Nel tempo la Lumera è quasi scomparsa, sostituita dalla diffusione di Halloween. La festa del 31 ottobre è spesso associata agli Stati Uniti, ma le sue radici vengono ricondotte alla celebrazione celtica di Samhain, che segnava il passaggio dall’estate all’inverno. La ricorrenza arrivò in America con le migrazioni irlandesi dell’Ottocento, assumendo progressivamente la forma oggi più conosciuta.

Tra i simboli della festa c’è la zucca intagliata, collegata alla leggenda di Jack-o’-lantern, il fabbro irlandese condannato a vagare senza sosta. Pipistrelli, gatti neri e luna piena sono entrati nell’immaginario di Halloween attraverso superstizioni medievali e racconti popolari. Anche il dolcetto o scherzetto viene collegato all’antica usanza di chiedere cibo in cambio di preghiere per i defunti, mentre i costumi sarebbero legati ai riti con cui i Celti cercavano di proteggersi dagli spiriti.

Il folklore di questo periodo comprendeva inoltre piccoli giochi divinatori. Si potevano scegliere bendati tre piattini, uno vuoto, uno con la farina e uno con l’acqua, per interpretare il futuro; sbucciare una mela senza spezzare la buccia per ricavare indicazioni sulla durata della vita; stendere lenzuola bagnate davanti al fuoco per cercare di scorgere il volto del futuro sposo. Erano pratiche sospese tra magia e superstizione, che contribuivano a rendere queste ricorrenze un momento di mistero, condivisione e memoria.