Sono 105 cavalieri, riuniti in 35 pariglie, gli iscritti alla Sartiglia 2026. Un dato che a Oristano non si registrava da decenni e che solleva interrogativi sul futuro della manifestazione. Non si tratta soltanto di una flessione numerica: il punto è capire quanti cavalieri abbiano smesso di partecipare e quanti, invece, non intendano più tornare in sella.
Tra le principali criticità emerge l’allontanamento di una generazione di cavalieri tra i quaranta e i cinquant’anni. Nel corso degli anni hanno lasciato la giostra figure come Elisabetta Sechi, Gigi Iriu e Corrado Massidda, insieme a Ignazio Lombardi, Francesco Loi, Gianluca Mugheddu, Giorgio Sanna, Daniele Ferrari, Cristian Pisano, Gianni Serra e Alessio Piras. L’elenco comprende persone che hanno avuto un ruolo significativo nella manifestazione e che oggi, per ragioni diverse, non corrono più.
Regole e costi della partecipazione
Il ricambio generazionale rappresenta una delle difficoltà, ma non è l’unico elemento da analizzare. Secondo il quadro descritto, alcuni cavalieri considerano sempre più gravosi i vincoli, gli adempimenti e le regole legati alla partecipazione. La sicurezza resta un requisito essenziale e non può essere messa in discussione, ma resta aperta la questione della sostenibilità complessiva per chi affronta la preparazione della corsa e i sacrifici necessari.
A pesare è anche l’aspetto economico. Preparare e mantenere un cavallo, disporre di una scuderia e sostenere le spese legate alla partecipazione possono trasformare la passione in un impegno difficile da mantenere. In questo contesto, il ruolo delle istituzioni diventa centrale. Per una città che si identifica nella propria tradizione equestre, la disponibilità di scuderie e strutture adeguate per custodire e preparare gli animali viene indicata come una priorità.
La difficoltà, tuttavia, non può essere ricondotta soltanto ai costi o alle regole. La Sartiglia è anche una rete di relazioni, amicizie, sacrifici condivisi e senso di appartenenza. La preparazione della corsa e l’attesa della manifestazione fanno parte di una dimensione sociale che va oltre la corsa alla stella e quella delle pariglie. Se questo tessuto si indebolisce, la perdita riguarda non solo il numero dei partecipanti, ma anche il significato della tradizione.
Il ruolo di Gremi e istituzioni
Nel confronto sul futuro della manifestazione sono coinvolti anche i Gremi, storiche istituzioni della Sartiglia. A loro spetta il compito di custodire i valori della tradizione, trasmettere un’identità e offrire un riferimento alle nuove generazioni. Anche il Comune e le altre componenti della manifestazione sono chiamati a interrogarsi sulle condizioni che rendono possibile la partecipazione.
Il numero degli iscritti, dunque, viene letto come un segnale di difficoltà per un patrimonio identitario e culturale che vive attraverso cavalieri, famiglie, Gremi e comunità. La giostra continuerà a svolgersi, ma il dato delle 35 pariglie indica la necessità di affrontare il problema prima che diventi più profondo.
La proposta è di avviare un confronto tra Comune, Gremi e cavalieri, ascoltando chi ha smesso di correre e chi non intende più farlo. L’obiettivo dovrebbe essere individuare risposte concrete, senza contrapposizioni e senza limitarsi alle celebrazioni annuali. La Sartiglia appartiene alla storia di Oristano e alle generazioni che l’hanno custodita: per questo, il futuro della manifestazione dipende dalla capacità di mantenere vivo il legame tra tradizione e partecipazione.