Internazionale

Putin respinge le accuse europee e apre ai negoziati sull’Ucraina

Yuri Ushakov indica il 4 novembre per un possibile confronto trilaterale con Kiev e Washington

La Russia apre alla partecipazione europea ai prossimi negoziati sulla guerra in Ucraina, ma nello stesso tempo respinge le accuse dei governi dell’Unione europea sul presunto coinvolgimento di Mosca nei disordini registrati in diversi Paesi del continente. Le due posizioni sono emerse nel corso di una giornata caratterizzata da dichiarazioni diplomatiche e attacchi politici da parte del Cremlino.

Il consigliere per la politica estera del presidente russo Vladimir Putin, Yuri Ushakov, ha dichiarato in un’intervista all’emittente russa Vesti che l’Europa dovrà avere un ruolo nei prossimi colloqui. Secondo Ushakov, gli Stati Uniti non sono riusciti finora a convincere Kiev ad accettare un accordo di pace e non sarebbe quindi sufficiente trattare soltanto con il governo ucraino.

L’apertura ai colloqui trilaterali

Il consigliere del Cremlino ha sostenuto che la Russia è disponibile a riprendere i colloqui trilaterali con Ucraina e Stati Uniti. Il possibile riferimento temporale indicato da Ushakov è il 4 novembre, data della Giornata dell’unità nazionale celebrata in Russia. Dopo quella ricorrenza, ha spiegato, Mosca sarebbe pronta a tornare al tavolo del confronto.

Stando alle sue dichiarazioni, il negoziato dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla costruzione di un sistema di sicurezza per Russia e Ucraina nel dopoguerra. Nel suo intervento Ushakov ha inoltre sottolineato che l’Europa sostiene pienamente Kiev e che, proprio per questo motivo, dovrebbe essere coinvolta nelle discussioni sul futuro del conflitto.

Lo scontro sulle proteste in Europa

Parallelamente all’apertura sul piano diplomatico, Putin è tornato a respingere le accuse secondo cui Mosca sarebbe responsabile o starebbe alimentando proteste e disordini in diversi Paesi europei. Il presidente russo ne ha parlato in un’intervista al giornalista Pavel Zarubin, diffusa da Vesti.

Putin ha definito le contestazioni una manifestazione della debolezza e dell’incapacità di alcuni leader europei di assumersi la responsabilità di quanto accade nei rispettivi Paesi. Le dichiarazioni si inseriscono nel confronto politico tra Mosca e i governi europei, che hanno ipotizzato un ruolo russo dietro alcune delle proteste e dei disordini osservati sul continente.

Le posizioni espresse nelle stesse ore mostrano quindi una doppia linea russa: da un lato la disponibilità dichiarata a coinvolgere l’Europa in un possibile percorso negoziale sulla guerra, dall’altro il rifiuto delle accuse relative alle tensioni interne ai Paesi europei. Al momento, il riferimento al 4 novembre rappresenta la principale indicazione temporale fornita da Mosca per una possibile ripresa dei colloqui.