Destra e sinistra sono ormai categorie utilizzate con crescente frequenza nel dibattito pubblico, spesso come etichette assolute e contrapposte. L’autore riflette sulla radicalizzazione delle appartenenze politiche, citando le polemiche tra esponenti di schieramenti diversi e il linguaggio sempre più aggressivo che caratterizza i social network.
Nel testo vengono richiamate le dichiarazioni di Stefano Bonaccini, la posizione pubblica del presidente del Senato Ignazio La Russa e il caso di Sigfrido Ranucci, diventato secondo l’autore un riferimento simbolico per una parte della sinistra. Anche Giorgia Meloni ed Elly Schlein vengono indicate come protagoniste di un confronto segnato da accuse reciproche e contrapposizioni nette.
Il confronto ridotto a schieramento
Per interrogarsi sul significato delle due categorie politiche, l’autore richiama la canzone di Giorgio Gaber Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra? e il saggio di Norberto Bobbio Destra e sinistra, considerato ancora un punto di riferimento sul tema. Il problema, sostiene, è l’uso di appartenenze orgogliose e giudizi di condanna che sembrano presupporre una conoscenza approfondita della storia e della filosofia politica, ma che troppo spesso si traducono in semplificazioni.
Secondo l’analisi proposta, il confronto contemporaneo si sviluppa soprattutto sui social media, dove prevalgono reazioni immediate, giudizi tranchant e posizioni sostenute dai like. Questi strumenti, osserva l’autore, rischiano di diventare nuovi parametri di consenso e dissenso, contribuendo anche alla stanchezza nei confronti della partecipazione politica e all’astensionismo.
Nel linguaggio dello scontro ricompaiono con particolare insistenza le parole fascista e comunista, utilizzate come accuse o marchi identitari. È in questo contesto che il testo introduce il riferimento al manicheismo, la religione attribuita al profeta Mani e fondata su una concezione dualistica del mondo, diviso tra principi opposti come luce e ombra, virtù e peccato.
Il valore del dubbio
Il richiamo alla tradizione manichea serve all’autore per descrivere una società nella quale l’appartenenza a una parte sembra escludere ogni possibilità di confronto con l’altra. Una simile rigidità, si legge, rischia di ignorare il lungo percorso del pensiero occidentale verso la libertà individuale, il superamento del dogmatismo e l’affermazione dei principi democratici, liberali e costituzionali.
Una responsabilità viene attribuita anche ai media. Talk show e dibattiti, secondo l’autore, sono spesso caratterizzati da conduttori percepiti come schierati, interruzioni e reazioni evidenti verso gli ospiti non graditi. Anche le reti del servizio pubblico vengono descritte come orientate verso posizioni diverse, con il rischio di indebolire la credibilità dell’informazione.
La conseguenza, prosegue la riflessione, è che molti cittadini scelgono soltanto i canali capaci di confermare le proprie convinzioni, rinunciando a esercitare il principio di critica. L’autore rivendica invece il valore del dubbio come fondamento di ogni opinione e invita a considerare la possibilità di cambiare, correggere e arricchire le proprie posizioni culturali, politiche ed esistenziali.
A sostegno di questa idea viene citata una frase attribuita a Winston Churchill: chi non ha mai cambiato idea non ha mai combinato niente di buono. La conclusione è affidata a uno slogan in lingua inglese, The life is blended, inteso come invito a riconoscere la complessità della realtà oltre le contrapposizioni rigide.