Toscana

Pensioni, forte divario demografico nell’area fiorentina

Nei borghi montani gli assegni previdenziali sfiorano metà introiti, mentre nella Piana prevalgono occupazione e famiglie giovani.

Più di un terzo della ricchezza dichiarata nella Città Metropolitana di Firenze proviene dalle pensioni. È quanto emerge dagli ultimi dati elaborati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sui redditi 2024, secondo i quali l’incidenza media degli assegni previdenziali raggiunge il 34,1%. Il dato colloca il territorio al 73esimo posto nella classifica nazionale.

Il capoluogo presenta una percentuale sostanzialmente in linea con la media dell’area metropolitana, pari al 32,61%. Dietro il valore complessivo, però, emerge una marcata differenza tra le diverse zone del territorio: da una parte i borghi montani, caratterizzati dall’invecchiamento della popolazione e dalla difficoltà di trattenere i residenti in età lavorativa; dall’altra i comuni della Piana, dove risultano più consistenti i redditi da lavoro dipendente e autonomo.

La montagna con una popolazione più anziana

Il valore più elevato si registra a Palazzuolo sul Senio, dove i redditi da pensione rappresentano il 49,1% del totale dichiarato. In pratica, quasi metà della ricchezza complessiva deriva dagli assegni previdenziali. Seguono Marradi, con il 45,44%, Firenzuola, al 42,51%, e San Godenzo, al 40,70%.

Secondo Mario Batistini, segretario generale dello Spi Cgil Firenze, i numeri confermano la difficoltà delle aree interne nel trattenere i giovani e la contemporanea concentrazione di residenti anziani. In questo contesto, la pensione svolge anche una funzione di sostegno economico per le comunità locali. Il problema, sottolinea Batistini, riguarda l’intero Paese e richiede strategie nazionali per contrastare lo spopolamento, evitando un’ulteriore riduzione di servizi come scuole, uffici postali e sportelli bancari.

La Piana attrattiva per lavoratori e famiglie

La situazione è opposta nei centri della Piana Fiorentina, descritti come poli di attrazione per famiglie giovani e lavoratori impegnati nei settori manifatturiero, logistico e dei servizi. A Signa la quota dei redditi da pensione scende al 26,63%, mentre a Campi Bisenzio si ferma al 28,52%. In questi comuni, la forza lavoro attiva produce oltre il 70% della ricchezza complessiva dichiarata.

Batistini considera questi territori il motore occupazionale dell’area metropolitana, anche per la presenza di numerosi cittadini stranieri che contribuiscono alla forza lavoro. Il segretario dello Spi Cgil richiama inoltre la necessità di affrontare la fuga dei giovani qualificati e dei lavoratori verso l’estero, fenomeno che contribuisce ad ampliare lo squilibrio tra residenti anziani e popolazione attiva.

Esistono poi realtà con una quota di pensioni superiore alla media, ma non necessariamente segnate da fragilità economica. È il caso di Bagno a Ripoli, al 39,75%, Pontassieve, al 39,64%, San Casciano, al 38,57%, e Impruneta, al 37,38%. Qui l’incidenza può riflettere la presenza di una popolazione più anziana con carriere lavorative consolidate e assegni previdenziali di importo medio-alto.

Per Batistini, il fatto che un cittadino su tre sia pensionato indica soprattutto una crescita della longevità e della qualità della vita. Il nodo principale resta però lo squilibrio demografico: la riduzione dei giovani significa meno forza lavoro e una maggiore difficoltà nel garantire il ricambio occupazionale in numerosi settori.

L’aumento della popolazione anziana comporta anche una crescita della domanda di assistenza. Tra le conseguenze vengono indicati l’impatto sulla sostenibilità dei servizi, la necessità di cure e l’organizzazione delle reti familiari. Per affrontare la non autosufficienza e potenziare l’assistenza domiciliare, conclude Batistini, servirebbe una riorganizzazione complessiva accompagnata da fondi straordinari, difficili da sostenere per i soli Comuni.