Il Codice identificativo nazionale degli alloggi entra nei controlli fiscali sugli affitti brevi. L’annuncio è arrivato dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi durante il question time al Senato del 9 ottobre, in una fase segnata dal confronto tra associazioni di categoria, governo italiano e istituzioni europee.
Secondo Mazzi, il governo intende rafforzare gli strumenti contro l’abusivismo attraverso la Banca dati nazionale delle strutture ricettive e il Cin. Il ministro ha spiegato che il sistema consente di mappare l’offerta e di fornire supporto alle amministrazioni impegnate nelle verifiche. Le locazioni censite risultano 590.291, mentre quelle già dotate del codice sono 506.296.
Il codice collegato ai flussi fiscali
Un ruolo centrale viene attribuito alla funzionalità “Lens”, disponibile dal 2025 per gli operatori comunali, la Guardia di finanza e la Polizia locale. Lo strumento permette di verificare le strutture ricettive e gli annunci pubblicati online. Nel 2026, ha riferito Mazzi, l’accesso al sistema si è ampliato e il Cin può essere utilizzato per controllare i flussi fiscali e le dichiarazioni dei redditi relative alle locazioni brevi.
Il ministero sta inoltre lavorando con le principali piattaforme online per applicare il regolamento europeo numero 1.028 del 2024 sugli alloggi a breve termine. L’obiettivo indicato dal ministro è rendere i controlli sugli annunci sistematici e periodici, collegando banca dati, piattaforme e autorità per individuare più rapidamente eventuali anomalie.
Il confronto con le associazioni proseguirà il 22 ottobre, quando al ministero del Turismo è previsto un tavolo con i rappresentanti dell’ospitalità alberghiera ed extralberghiera. Il tema sarà l’individuazione di interventi condivisi, tenendo insieme la tutela dei proprietari, le esigenze dei residenti, la disponibilità di abitazioni e il contrasto alle attività irregolari.
Il confronto tra Federalberghi e Aigab
La stretta arriva mentre prosegue il botta e risposta tra le organizzazioni del settore. Federalberghi ha diffuso un rapporto sul fenomeno degli affitti brevi, realizzato con il contributo di Incipit Consulting e Inside Airbnb, definendo il comparto una forma di economia sommersa e contestando l’idea della semplice condivisione degli alloggi.
Aigab ha replicato parlando di attacchi scomposti e sostenendo che le critiche penalizzerebbero il turismo italiano. L’associazione ha chiesto al ministro di intervenire a tutela degli operatori e dei lavoratori che operano nel comparto delle locazioni brevi.
Sullo sfondo resta il piano della Commissione europea, che consentirebbe ai Comuni di introdurre limitazioni alla compravendita di seconde case e agli affitti brevi nelle aree considerate sotto stress abitativo. Il governo italiano è contrario all’impostazione: secondo Mazzi, la proposta rischia di colpire il ceto medio e la piccola proprietà immobiliare.