Toscana

Linda Maggiori racconta la difesa degli alberi nel suo libro

L’indagine esamina tagli, ecosistemi, cemento e rischi idrogeologici, con dati e testimonianze.

Linda Maggiori ha presentato a Livorno il libro-inchiesta Alberi: fermiamo la mattanza, dedicato alla tutela del patrimonio arboreo e alle conseguenze degli abbattimenti. L’incontro si è svolto nello spazio pubblico dell’area degli Orti Urbani. Il volume analizza il rapporto tra alberi, ambiente e trasformazioni del territorio, prendendo in esame aree urbane, boschi, corsi d’acqua e zone montane.

Nel libro l’autrice ricostruisce, attraverso studi scientifici, interviste a esperti e testimonianze di comitati impegnati nella difesa del verde, le ragioni che portano ai tagli. Secondo la sua analisi, gli abbattimenti possono essere legati a esigenze di sicurezza, manutenzione, prevenzione degli incendi e gestione del rischio idrogeologico, ma anche a interventi edilizi, infrastrutturali ed energetici. Maggiori esamina inoltre il ruolo degli interessi connessi alla gestione del verde e alcune iniziative legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il valore degli alberi maturi

Durante la presentazione, Maggiori ha sottolineato che gli alberi non hanno soltanto una funzione paesaggistica. Un esemplare adulto offre ombra, contribuisce a contenere le temperature, trattiene l’acqua durante le precipitazioni intense e crea habitat per numerose specie. Le radici aiutano inoltre il terreno a gestire l’acqua e a contrastare l’erosione.

L’autrice contesta l’idea che la piantumazione di un nuovo esemplare possa compensare automaticamente l’abbattimento di un albero maturo. Una pianta di settanta o ottant’anni, osserva, possiede caratteristiche e capacità difficili da sostituire in tempi brevi. Per questo la conservazione degli alberi esistenti dovrebbe affiancare, e non essere sostituita da, nuovi interventi di piantumazione.

Manutenzione e consumo di suolo

Il volume critica le potature drastiche e le capitozzature, pratiche che possono compromettere la salute e la stabilità degli alberi. Maggiori mette in discussione anche il taglio generalizzato della vegetazione lungo i fiumi come risposta automatica al rischio di alluvioni. La vegetazione ripariale, sostiene, può contribuire alla stabilità delle sponde e alla gestione dell’acqua durante gli eventi meteorologici più intensi.

Secondo l’autrice, prima di procedere a un abbattimento occorrono valutazioni puntuali, competenze tecniche e interventi di manutenzione adeguati. La sicurezza, nella sua impostazione, richiede prevenzione e analisi dei singoli casi, mentre i tagli indiscriminati rischiano di ridurre la capacità naturale dei territori di assorbire gli effetti degli eventi estremi.

Un’altra parte dell’inchiesta riguarda il rapporto tra edilizia e tutela del suolo. Maggiori propone di concentrare le nuove costruzioni su aree già urbanizzate o degradate, favorendo il recupero degli edifici esistenti. L’obiettivo indicato è limitare il consumo di terreno naturale e preservare le aree verdi ancora integre. Tra gli argomenti affrontati figurano anche il taglio a ceduo, le centrali a biomassa, le prove di stabilità e gli interventi collegati alla prevenzione degli incendi e delle inondazioni.

Nelle pagine finali, Alberi: fermiamo la mattanza raccoglie i contatti di comitati attivi in diverse regioni italiane. Maggiori, giornalista freelance e attivista, ha collaborato con gruppi ambientalisti e pacifisti e ha scritto per pubblicazioni dedicate all’ambiente, alla pace e ai conflitti. La presentazione livornese ha proposto così una riflessione sulla gestione del patrimonio arboreo e sul ruolo dei cittadini nel seguire i progetti che riguardano il proprio territorio.