Internazionale

Uefa multa il Borac per i cori in memoria di Mladic

Il provvedimento segue gli omaggi al generale condannato per genocidio e crimini contro l’umanità

La trasferta dell’Atalanta contro il Borac sarà accompagnata da una vicenda che va oltre il campo di gioco. Il club bergamasco è atteso il 26 novembre a Banja Luka, in Bosnia Erzegovina, per una gara di Conference League. Nello stadio della formazione bosniaca, però, i tifosi hanno più volte intonato cori in memoria di Ratko Mladic, l’ex comandante dell’esercito dei serbi di Bosnia condannato all’ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità.

Gli episodi più recenti si sono verificati in occasione della gara di ritorno contro il Vikingur Reykjavik, vinta 3-1 dal Borac e decisiva per la qualificazione alla fase a gironi della competizione europea. Sugli spalti sono stati intonati cori dedicati al generale, mentre nei pressi dello stadio sono comparsi murales con il suo volto. Per questi comportamenti la Uefa ha inflitto una multa di 30 mila euro e disposto la chiusura di un settore dello stadio in occasione della prossima partita europea.

Il contesto della vicenda

La sanzione si inserisce in una serie di episodi analoghi. Secondo quanto riportato, cori e omaggi a Mladic si sarebbero ripetuti anche durante il derby con il Bijeljina e nelle successive sfide contro le due squadre di Sarajevo, Zeljeznicar e FK. La morte del generale nel carcere dell’Aia, indicata nel testo come avvenuta il 27 agosto, ha alimentato nuove manifestazioni di nazionalismo panserbo nelle istituzioni, nelle piazze e negli stadi.

Per i tifosi nerazzurri, Banja Luka non rappresenta dunque una trasferta priva di significati storici. La città si trova nel Nord della Bosnia, nella regione della Krajina, al confine con la Croazia. Durante la guerra degli anni Novanta era un centro multietnico, ma la maggioranza serba espulse circa 70 mila croati e bosgnacchi. Alla pulizia etnica si affiancarono la distruzione di luoghi di culto e della memoria delle comunità allontanate: vennero abbattute tutte le 16 moschee della città, compresa la storica Ferhadija, oltre a chiese cattoliche.

La storia del Borac

Nella regione operarono, tra il 1992 e il 1995, diversi campi di concentramento, tra cui quelli di Omarska e Keraterm. Poco distante si trova Prnjavor, dove vivevano anche i discendenti di circa 400 italiani del Trentino-Alto Adige, trasferiti nell’area durante l’epoca austro-ungarica. Il territorio è quindi segnato da una storia complessa, nella quale le tensioni nazionali hanno lasciato ferite profonde.

Il Borac è stato fondato nel 1926 e ha assunto l’attuale denominazione dal 1945. Il nome significa combattente. Durante la Seconda guerra mondiale, gran parte dei calciatori e dei dirigenti aderì alla Resistenza partigiana: quaranta di loro morirono e tre furono dichiarati eroi nazionali della Jugoslavia. Sul piano sportivo, il club raggiunse la finale della coppa Maresciallo Tito nel 1974 e vinse la Mitropa Cup nel 1992, a guerra ancora in corso. Oggi è campione di Bosnia Erzegovina.

Nel dopoguerra, secondo la ricostruzione proposta, una parte dell’identità originaria del club, legata alla tradizione comunista jugoslava, è stata sostituita da riferimenti nazionalisti. Da qui il sostegno a figure come Mladic, considerato dagli ultrà un eroe nazionale nonostante la condanna internazionale. La partita di novembre riporterà così l’attenzione su una città e su uno stadio in cui memoria della guerra, identità politica e calcio continuano a intrecciarsi.