Alberto Gilardino è tornato a Parma ventuno anni dopo l’esperienza da calciatore. Questa volta l’ex attaccante si è presentato con la giacca da allenatore e il compito di guidare la squadra gialloblù. Nel corso della presentazione ufficiale, svolta il 1° ottobre 2026, ha raccontato l’emozione per il ritorno, chiarendo però che il legame personale con la città dovrà lasciare spazio al lavoro quotidiano.
La chiamata del club, ha spiegato il tecnico, è arrivata rapidamente e ha prodotto una risposta altrettanto immediata. Gilardino ha parlato di un’opportunità accolta con felicità, orgoglio ed entusiasmo, sottolineando la volontà di trasmettere queste sensazioni alla squadra durante gli allenamenti. Dopo i primi giorni di lavoro, il nuovo allenatore ha già avuto modo di conoscere il gruppo, anche se alcuni giocatori sono ancora impegnati con le rispettive nazionali.
Il passato resta, cambia il ruolo
Il rapporto con l’ambiente non viene rinnegato, ma assume una forma diversa. Il passato a Parma, ha detto Gilardino, rappresenta una dote fatta di sentimenti, passione e senso di appartenenza. Da tecnico, tuttavia, dovrà svolgere una funzione nuova: tenere insieme le diverse componenti e dare una direzione alla squadra. Per descrivere questo compito ha utilizzato l’immagine del maestro d’orchestra, chiamato a coordinare giocatori, staff e società.
Il tecnico ha definito positivi i primi segnali arrivati dal gruppo, parlando di disponibilità, intraprendenza e voglia di mettersi alla prova. La sua idea di gioco non parte da un sistema rigido, ma dalle caratteristiche degli uomini a disposizione. Il Parma dovrà saper interpretare le varie fasi delle partite: in alcuni momenti potrà aggredire alto, in altri dovrà difendersi a metà campo o abbassarsi maggiormente.
Identità da costruire con il lavoro
Gilardino ha riconosciuto il lavoro svolto dal predecessore Carlos Cuesta, ribadendo che non esiste un’unica interpretazione corretta del calcio. Il nuovo corso apporterà alcune modifiche, ma manterrà l’attenzione sulle qualità individuali e sul cosiddetto Dna della squadra. L’obiettivo sarà valorizzare le doti specifiche dei calciatori, mettendoli nelle condizioni migliori per esprimersi.
Per il centrocampo, l’allenatore ha citato in particolare Adrián Bernabé e Niculussi, considerati elementi importanti per qualità, corsa e duttilità. Bernabé, ha spiegato, può ricoprire più ruoli nella zona centrale e sarà nuovamente coinvolto al rientro. Il lavoro, però, è appena iniziato: dopo il quarto allenamento servirà procedere gradualmente, costruendo la squadra mattone dopo mattone.
Il primo appuntamento indicato da Gilardino è l’amichevole in programma prima della preparazione alla sfida con l’Inter. Il tecnico ha chiesto ambizione senza presunzione, insieme a umiltà e disponibilità al sacrificio. Il messaggio rivolto all’ambiente è quello della partecipazione comune: società, dirigenti, staff, squadra e tifosi dovranno contribuire al percorso. Correre, lottare e giocare insieme, con e senza palla, sono i principi con cui prende il via la sua nuova esperienza sulla panchina del Parma.