Il problema, almeno sulla carta, doveva essere un altro. Con Dovbyk, Piccoli, Orsolini e le alternative a disposizione, il Bologna pensava di avere costruito un attacco sufficientemente profondo per affrontare la stagione senza particolari apprensioni. I numeri, invece, raccontano una storia completamente diversa: appena tre gol in campionato, gli stessi del Genoa, e il peggior rendimento offensivo della Serie A.
La lunga pausa ha offerto a Raffaele Palladino l’occasione per ripartire quasi da zero. E al centro del nuovo progetto c’è soprattutto Artem Dovbyk.
Il Bologna aspetta il vero Dovbyk
L’ucraino è arrivato in prestito dalla Roma con un diritto di riscatto fissato a 17 milioni di euro. Un investimento potenziale importante, costruito sulla convinzione che Dovbyk possa ritrovare almeno una parte del giocatore ammirato con il Girona.
Finora, però, il bilancio è di appena un gol, quello decisivo nel recupero contro il Sassuolo. Troppo poco per un attaccante sul quale Bologna ha scelto di puntare così tanto.
La domanda che circola inevitabilmente in città è semplice: Dovbyk, chi sei veramente?
Il riferimento è al centravanti che nel 2023/24 aveva segnato 24 gol nella Liga con il Girona, conquistando anche il titolo di Pichichi e trascinando la squadra alla qualificazione in Champions League. A Roma, invece, dopo un avvio incoraggiante, il rendimento era progressivamente calato fino a portarlo ai margini.
Il Bologna non pretende necessariamente di ritrovare quella versione. Ma una via di mezzo sarebbe già sufficiente per dare un senso alla scommessa.
Il mercato ha cambiato tutto
La scelta estiva è stata precisa. Il Bologna ha salutato Santiago Castro e Thijs Dallinga, per motivi differenti, e ha deciso di sostituirli con Dovbyk e Piccoli.
Non si è trattato di un semplice cambio di interpreti. Il club ha ragionato sulla necessità di mantenere alto il livello del reparto, puntando su due attaccanti con caratteristiche differenti e capaci di dividersi il lavoro.
La partenza di Rowe, invece, è stata figlia soprattutto delle circostanze. La rivoluzione del centravanti nasce da una scelta ponderata, dalla convinzione che Dovbyk possa offrire molto più di quanto mostrato nell’ultima esperienza romana.
Ora, però, è il campo a dover dare la risposta definitiva.
Palladino lo aspetta
Dovbyk ha avuto anche un’estate complicata dal punto di vista fisico. Un problema muscolare gli ha fatto saltare le sfide contro Napoli e Torino, ma durante la sosta ha recuperato e ha ripreso ad allenarsi con il gruppo.
Ha inoltre rinunciato alla convocazione dell’Ucraina, una decisione che gli ha permesso di concentrarsi completamente sul Bologna e sul lavoro con Palladino.
Il tecnico rossoblù ripone grande fiducia nel centravanti. Del resto, nella sua esperienza precedente, Palladino ha già dimostrato di saper valorizzare gli attaccanti. Il riferimento più recente è Moise Kean, autore di 19 gol in campionato con la Fiorentina nella stagione 2024/25 proprio sotto la sua gestione.
La staffetta con Piccoli, quindi, non deve essere vissuta come una concorrenza che divide, ma come una risorsa che può aumentare le soluzioni offensive del Bologna.
Tre gol sono troppo pochi
Per ora, però, i numeri restano impietosi. Dovbyk ha segnato un gol, Piccoli uno e Bernardeschi uno. Tre reti complessive dopo cinque giornate, troppo poche per una squadra che vuole competere nella parte sinistra della classifica.
E non c’è soltanto il centravanti da rilanciare. Anche Orsolini, uno dei principali riferimenti offensivi della squadra, è chiamato a tornare protagonista.
Palladino ha dunque bisogno che aumentino contemporaneamente la produzione degli attaccanti, la qualità dell’ultimo passaggio e la presenza in area. Il cambio di guida tecnica ha azzerato molte certezze e la sosta è servita proprio per ricostruirle.
Lecce, il primo banco di prova
Adesso, però, è finito il tempo delle prove. La ripartenza contro il Lecce dirà qualcosa in più sul nuovo Bologna e soprattutto sul suo attacco.
Dovbyk avrà davanti a sé l’occasione per cominciare a cancellare i dubbi. Un gol potrebbe essere soltanto un episodio, ma una prestazione convincente avrebbe un peso molto maggiore.
Perché a Bologna non serve necessariamente il Dovbyk da Pichichi. Serve semplicemente un attaccante capace di trasformare in gol la fiducia che il club ha riposto in lui.