Mauro Civai, già direttore del Museo civico e funzionario del Comune per le attività culturali, ha seguito a lungo la realizzazione dei drappelloni del Palio. In un’analisi sul ruolo dell’amministrazione, spiega che la committenza individua il pittore attraverso un concorso oppure mediante una scelta del sindaco e stabilisce gli obblighi ai quali l’artista deve attenersi.
Il margine di intervento cambia però in base alla procedura adottata. Quando il pittore viene scelto attraverso un concorso, il bozzetto consente di conoscere in anticipo l’opera che sarà realizzata. Più complesso è invece il rapporto con un artista di chiara fama, individuato direttamente dall’amministrazione, perché molto dipende dal dialogo che si instaura e dall’eventuale mediazione di un operatore culturale.
Il confronto con gli artisti
Nella sua esperienza, Civai ricorda che alcuni autori hanno accolto i suggerimenti ricevuti, mentre altri hanno preferito non avvalersene. Non sono mancati casi difficili da gestire, con soluzioni capaci di suscitare polemiche e di arrivare fino alle interrogazioni comunali. Secondo l’ex funzionario, agli artisti veniva chiesto soprattutto di essere semplici, di comprendere lo spirito del Palio e di evitare composizioni eccessivamente elaborate: più aumentano i dettagli, maggiore è il rischio che emergano elementi contestabili.
In questo quadro viene ricordato il ruolo di Cesare Olmastroni, definito da Civai una sorta di correttore di bozze, seppure di altissimo livello. Il suo intervento, spiega, non riguardava la fase creativa, ma la correzione degli errori. Olmastroni riusciva a lavorare rispettando la tecnica dell’autore, tanto che il suo apporto passava inosservato anche quando si spingeva oltre la rifinitura degli stemmi delle Contrade.
Commissioni e scelta degli autori
Interpellato sul drappellone di Axente, Civai esprime una valutazione netta: l’opera sarebbe troppo complessa e ricca di particolari, risultando così più esposta ai rilievi degli osservatori. Sul tema della commissione proposta dal cardinale Lojudice, ricorda inoltre che nella valutazione dei bozzetti è sempre stato presente un rappresentante dell’arcivescovado. La situazione è diversa quando il Comune individua direttamente l’artista: in quel caso, osserva, non ci sono né una commissione né un bozzetto da esaminare.
La scelta compiuta dal sindaco Barzanti nei primi anni Settanta di affidare i drappelloni anche ad artisti esterni aveva l’obiettivo di avvicinare la città all’arte contemporanea. Per Civai, quella decisione ha consentito ai musei di arricchirsi di opere e di autori altrimenti difficili da acquisire. Oggi, tuttavia, il linguaggio contemporaneo è cambiato e spesso utilizza tecniche che considera poco compatibili con la natura del drappellone.
Da qui la proposta di restituire maggiore spazio agli autori del territorio. Civai sostiene che il Palio venga interpretato al meglio da chi conosce direttamente il linguaggio della Festa e ricorda che in passato alcuni artisti senesi sono stati apprezzati più di pittori molto celebrati, anche quando non avevano una levatura artistica altrettanto alta. La procedura, precisa, non dovrebbe però essere irrigidita: si potrebbe scegliere uno o più pittori locali, includendo anche autori che abbiano già realizzato un drappellone, senza escludere a priori la possibilità che ne dipingano altri.