Il cardinale Augusto Paolo Lojudice interviene sul dibattito nato attorno al Drappellone realizzato da Teodora Axente per il Palio. Al centro delle polemiche c’è la raffigurazione della Madonna, giudicata da alcuni lontana dai canoni della tradizione religiosa e culturale. L’arcivescovo, pur senza esprimere una valutazione definitiva sull’opera, invita a rivedere il metodo seguito nella fase di preparazione.
«L’arte contemporanea può suscitare giudizi opposti», osserva Lojudice, ricordando come lo stesso dipinto possa apparire a qualcuno stupefacente e ad altri invece molto distante dalle aspettative. Il Drappellone attuale, a suo giudizio, ha un’impronta «molto cupa», mentre quello di luglio era caratterizzato da immagini più immediate, con i cavalli imbizzarriti. La scelta di affidare l’opera a un’artista, aggiunge, comporta inevitabilmente la presenza delle sue idee e della sua sensibilità.
Il confronto con il Comune
Il cardinale riferisce di aver affrontato la questione con la sindaca durante un confronto su altri temi. Lojudice spiega di continuare a ricevere messaggi da parte di persone contrarie alla benedizione del Drappellone, ritenendo offensiva la rappresentazione della Vergine. A suo avviso, il volto raffigurato non rispecchia i modelli della devozione e della tradizione a cui i fedeli sono abituati, anche se l’interpretazione dell’immagine resta legata alla sensibilità individuale e ai codici dell’arte contemporanea.
La proposta avanzata all’amministrazione è di affiancare all’artista, già durante la preparazione dell’opera, una persona di fiducia in grado di verificare la compatibilità del risultato con il contesto religioso in cui il dipinto sarà utilizzato. Il Drappellone, infatti, è destinato a entrare in Duomo e a essere presentato durante un’assemblea con la benedizione dell’arcivescovo. Per questo, secondo Lojudice, eventuali criticità dovrebbero essere affrontate prima della conclusione del lavoro, evitando di arrivare ogni volta alla vigilia della cerimonia senza sapere come procedere.
La benedizione del Drappellone
Alla domanda sulla possibilità che il Palio venga benedetto, il cardinale risponde di non vedere motivi per rifiutare la celebrazione alla presenza dell’opera. L’occasione, spiega, potrà servire anche per ribadire la necessità di un confronto preventivo tra istituzioni, committenza e autorità religiosa. L’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire un equilibrio tra il linguaggio artistico dell’autore, la tradizione senese e una spiritualità capace di rappresentare il sentimento dei fedeli.
Lojudice esclude che vi sia stata un’intenzione offensiva da parte di Axente, che definisce una donna di fede. Richiama inoltre il precedente del volto della Vergine dipinto da Milo Manara, ricordando le preoccupazioni che accompagnarono anche quella scelta e sottolineando che l’artista, in quell’occasione, aveva seguito il proprio stile senza cercare la polemica.
Il cardinale considera positiva la possibilità di affidare il lavoro anche ad artisti provenienti da altre realtà, purché la committenza chiarisca in anticipo il contesto e le aspettative. «Da che mondo è mondo la committenza determina il prodotto e il risultato dell’opera», afferma, osservando che l’autore resta comunque libero di accettare o meno le condizioni. Con la sindaca, conclude, il confronto proseguirà per evitare contrapposizioni ritenute inutili e per non arrivare ogni volta alla presentazione dell’opera chiedendosi quale sarà il risultato finale.