Aprire il Palio di Siena agli artisti contemporanei significava accettare il rischio di interpretazioni lontane dai canoni figurativi tradizionali. Dal 1970, pittori italiani e stranieri sono stati chiamati a realizzare i drappelloni destinati alle contrade, confrontandosi anche con la rappresentazione del sacro. In particolare, le immagini della Madonna di Provenzano e dell’Assunta hanno suscitato nel tempo discussioni, critiche e, in alcuni casi, prese di posizione da parte delle autorità religiose.
Le prime contestazioni
Uno dei casi ricordati è quello della Madonna dipinta da Valerio Adami nel 1981. La raffigurazione, caratterizzata anche dalla presenza di gambe nell’immagine mariana, provocò reazioni negative in una parte della comunità senese. Nel 1984 arrivò la prima contestazione ufficiale legata al Cencio realizzato da Caruso, criticato per la presenza di alcune nudità. Il drappellone fu benedetto da monsignor Ismaele Castellano, ma con riserve espresse dallo stesso presule.
Più netta fu la posizione assunta nei confronti della Madonna col carrozzino di Gerard Fromanger. In quel caso, la contestazione proveniente dai vertici religiosi fu più severa e monsignor Castellano scelse di non benedire l’opera. La vicenda contribuì ad alimentare il confronto sul rapporto tra libertà dell’artista, riconoscibilità dei simboli religiosi e tradizione legata alla festa senese.
Il confronto tra tradizione e libertà artistica
Nel luglio 2002, durante la presentazione del drappellone di Luigi Ontani, la contestazione fu plateale. L’opera venne definita quasi blasfema per un’impostazione considerata fortemente orientaleggiante e, al tempo stesso, dissacrante. Attorno alla fase dello svelamento circolarono inoltre racconti relativi a un bozzetto che sarebbe stato modificato per la presenza di elementi ritenuti osceni. Il testo ricorda questi episodi come parte di una lunga serie di controversie sulla raffigurazione della Madonna.
Un altro passaggio significativo risale al 16 agosto 2010, con il drappellone dipinto da Ali Hassoun, artista di Sidone. L’opera suscitò perplessità per la commistione di elementi appartenenti a culture differenti e per la presenza dell’Assunta accanto a simboli multiculturali. L’arcivescovo Antonio Buoncristiani intervenne con una nota nella quale riconosceva nell’opera un profondo afflato religioso, richiamando diverse tradizioni, ma sottolineava anche l’importanza del rispetto dell’iconografia tradizionale, così da consentire ai fedeli di riconoscere la Madonna nell’immagine. Nella stessa comunicazione veniva indicata come opportuna una partecipazione dell’Arcidiocesi al confronto con l’artista.
Il tema è tornato d’attualità nelle ore riferite dal testo, con le considerazioni del cardinale Augusto Paolo Lojudice. Il punto, viene precisato, non riguarda necessariamente i temi scelti dai pittori, quanto le modalità con cui vengono rappresentati i simboli religiosi. La frattura più evidente si registrò nell’agosto 2018, quando monsignor Buoncristiani manifestò la volontà di non benedire il drappellone di Charles Szymkowicz. In seguito si optò per una benedizione alla città, e non all’opera, perché la figura della Madonna non rispecchiava la rappresentazione mariana tradizionale.