Settimo Torinese (TO)

«Quest’anno, la scuola mi ha salvata Il mio 70 vale come un 100 nella vita»

Carola Uras racconta come gli insegnanti l’abbiano aiutata a superare la prova più difficile: quella con se stessa

«Quest’anno, la scuola mi ha salvata Il mio 70 vale come un 100 nella vita»

Il punteggio indicato sul tabellone finale della Maturità segna 70 su 100. Ma, in realtà, quello di Carola Uras, figlia di Michele Uras, scomparso improvvisamente lo scorso dicembre, è un 70 che vale molto di più. Perché Carola, quest’anno, il suo esame più importante, più che tra i banchi di scuola, l’ha dovuto affrontare con la vita.

La vera prova oltre i banchi di scuola

La vera prova, più che l’orale di Maturità, è stata infatti quella di rimanere in piedi davanti ad un grave lutto che l’ha travolta all’improvviso. Ed è per questo che Uras, adesso, guarda quel 70 con gli occhi di chi ha superato a pieni voti la propria Maturità. Un percorso difficile che è riuscita ad affrontare grazie alla scuola e alla vicinanza dei suoi insegnanti. Ed è proprio a loro che Carola, varcato per l’ultima volta il cancello dell’Istituto Settimo Torinese, rivolge il suo pensiero.

La lettera di ringraziamento ai professori

Lo ho fatto con una lunga mail inviata nei giorni scorsi al corpo docenti dell’indirizzo turistico dell’ex Galileo Ferraris. «Ora che è ufficialmente finito il mio percorso, mi sento in dovere di ringraziarvi. Sono stati cinque anni lunghi, pieni di difficoltà, litigate varie e chissà quanti drammi. Gli ultimi sei mesi – ripercorre la giovane – sono stati i più tosti della mia vita, in cui ho subito due grandi perdite: il mio papà e il mio cagnolino, uno dopo l’altro. Ma come ho detto alla mia presentazione orale, la scuola mi ha salvata. Nei primi giorni avrei voluto lasciare tutto e starmene sul letto a piangere, invece ho deciso di alzarmi e di continuare la mia vita. Ci sono state lacrime e ansie, ma penso che, alla fine, ne sia valsa la pena».

La scuola come spazio di umanità e comunità

Un’esperienza personale – quella di Uras – che può diventare anche un importante messaggio collettivo e un «salvagente» per quei giovani che vivono un momento di difficoltà. Così, Carola ha saputo trasformare il dolore in un’opportunità, aggrappandosi alla scuola intesa non solo come spazio didattico ma soprattutto come palestra di vita. «Il corpo docenti della 5AT insieme agli altri professori mi è sempre stato accanto. Mi avete fatto capire che riesco a fare qualsiasi cosa, che ho la forza di riuscirci nonostante le mie ricadute», scrive Uras nella lunga mail inviata ai suoi «prof», in cui sottolinea che «nei mesi, la scuola mi ha fatto da salvavita, perché è stata un posto sicuro, un luogo dove non potevo pensare alla mia vita personale e questa cosa mi ha salvata».

«Vorrei ringraziarvi uno ad uno perché mi avete fatto capire che la scuola non è solo studio, libri e verifiche ma è umanità, vicinanza e comunità. Mi avete fatto capire che non è il voto quello che conta ma cosa farai, come reagirai, quanto capirai. E io ho capito di poter trasformare i miei punti di debolezza in punti di forza. Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma e io l’ho provato sulla mia pelle. Nonostante sia uscita con il 70, il mio 100 – scrive Carola – è questo: essere cresciuta ed essere riuscita a combattere i miei mostri interni e tutte le difficoltà che ne sono derivate».

Il futuro all’università e gli insegnamenti familiari

Adesso, chiuso il capitolo Maturità, Uras si prepara a proseguire gli studi con la carriera universitaria. «Sto preparando il test di ingresso per accedere a settembre alla facoltà di Beni culturali e nel frattempo mi piacerebbe anche trovarmi un lavoretto per pagarmi gli studi», racconta Carola che, nonostante tutte le difficoltà affrontate, adesso esce dalle scuole superiori a testa alta. E con nuove consapevolezze sul suo futuro. E lo fa forte degli insegnamenti che ha appreso tra i banchi di scuola ma soprattutto di quelli ricevuti dalla sua famiglia. Da mamma Annalisa e dall’indimenticato papà Michele.