Il tumore del pancreas torna al centro della ricerca oncologica internazionale con i risultati dello studio RASolute 302, pubblicati a maggio sul New England Journal of Medicine e presentati al Congresso 2026 dell’American Society of Clinical Oncology. La sperimentazione ha valutato daraxonrasib, una terapia orale diretta contro la proteina RAS, coinvolta nei meccanismi di crescita dell’adenocarcinoma duttale del pancreas metastatico.
Nei pazienti già sottoposti a una precedente linea di trattamento, il farmaco ha mostrato un miglioramento della sopravvivenza e del controllo della malattia rispetto alla chemioterapia. Il risultato è considerato rilevante perché indica, per la prima volta, la possibilità di colpire RAS con un trattamento mirato in questa forma di cancro. Gli specialisti invitano però a non interpretare i dati come la conferma di una cura definitiva: daraxonrasib ha ritardato la progressione, ma non ha eliminato la malattia.
Un beneficio da valutare con cautela
Secondo Michele Reni, primario dell’Unità di Oncologia e Day Hospital Oncologico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e direttore del Programma Strategico Pancreas Center, lo studio può segnare l’inizio di un possibile cambiamento di approccio. Il risultato dovrà tuttavia essere confermato da dati più maturi e da ulteriori sperimentazioni, necessarie per definire l’effettiva durata del beneficio e il ruolo del trattamento nella pratica clinica.
Anche Giulia Orsi, oncologa dello stesso istituto, sottolinea che la sperimentazione ha riguardato una popolazione selezionata, composta in prevalenza da pazienti con specifiche mutazioni del gene RAS, in particolare della famiglia G12. Il confronto è stato inoltre effettuato con diversi schemi chemioterapici. Nel gruppo di controllo, secondo gli autori del commento scientifico, in circa due terzi dei casi non sarebbero stati utilizzati i trattamenti più aggiornati basati sulle evidenze disponibili. Il 15% dei pazienti, inoltre, non ha ricevuto alcuna terapia.
Il farmaco non è ancora disponibile in Europa
Daraxonrasib non è attualmente disponibile nell’Unione europea per il trattamento delle persone con tumore del pancreas. Prima di un’eventuale autorizzazione, il farmaco dovrà completare la valutazione delle autorità regolatorie, che analizzeranno il rapporto tra benefici, rischi e solidità delle prove scientifiche. La pubblicazione dello studio, quindi, non significa che il trattamento possa essere prescritto liberamente.
Gli specialisti sconsigliano di trasformare i risultati della ricerca in una corsa verso gli Stati Uniti per ricevere la terapia. Il beneficio osservato è ritenuto incoraggiante, ma limitato nel tempo e non sufficiente, allo stato attuale, a giustificare spese e disagi considerevoli. Ogni decisione deve essere presa con l’oncologo di riferimento, considerando caratteristiche della malattia, condizioni generali, trattamenti già eseguiti e alternative disponibili.
Per la gestione della malattia resta centrale il ruolo dei centri specializzati, nei quali oncologi, chirurghi, gastroenterologi, radiologi, radioterapisti, anatomo-patologi, nutrizionisti e ricercatori lavorano in modo coordinato. La medicina multidisciplinare consente di costruire percorsi personalizzati e di valutare, quando indicato, l’accesso a studi clinici e strategie sperimentali.
La ricerca punta non solo a sviluppare nuovi medicinali, ma anche a individuare il trattamento più efficace per ciascun paziente. In questa direzione si inserisce lo studio CASSANDRA, presentato al Congresso ASCO 2025, dedicato a una strategia chemioterapica da utilizzare prima dell’intervento chirurgico. Il caso di daraxonrasib rappresenta dunque un segnale significativo per la medicina di precisione, ma non ancora una soluzione definitiva. Oggi la scelta più sicura resta affidarsi a strutture di riferimento capaci di integrare terapie consolidate, assistenza multidisciplinare e ricerca clinica.