Quanto si dorme conta, ma non è l’unico elemento da considerare. Una recente analisi ha esaminato la relazione tra caratteristiche del sonno e rischio di sviluppare malattie, valutando non soltanto la durata del riposo, ma anche la sua struttura e continuità. La ricerca ha utilizzato i dati raccolti attraverso sensori di movimento indossati al polso da oltre 95.000 persone.
I risultati indicano una possibile fascia di equilibrio compresa tra sei e otto ore di sonno per notte. Le persone che rientravano in questo intervallo mostravano un rischio più basso di diverse patologie croniche rispetto a chi dormiva abitualmente meno di cinque ore. Il dato, tuttavia, descrive un’associazione statistica e non stabilisce che una determinata durata sia da sola in grado di prevenire le malattie.
La qualità del riposo oltre il numero di ore
Lo studio ha preso in esame anche le diverse fasi del sonno. Una maggiore presenza di sonno profondo e fase REM è risultata associata a una protezione più significativa rispetto a varie condizioni cliniche. Il riposo notturno, infatti, è composto da cicli che alternano fasi leggere e profonde, con caratteristiche e funzioni differenti.
Secondo l’analisi, un sonno breve o interrotto può ridurre il tempo trascorso nelle fasi considerate più rigenerative. La frammentazione potrebbe quindi contribuire alla sensazione di stanchezza durante il giorno, indipendentemente dal numero complessivo di ore trascorse a letto. I dati non consentono però di determinare con certezza tutti i meccanismi biologici coinvolti.
Un ulteriore elemento emerso riguarda la regolarità degli orari. Risvegli frequenti e variazioni marcate tra un giorno e l’altro sono stati collegati a un rischio maggiore per diverse patologie. Mantenere orari simili per addormentarsi e svegliarsi, anche nel fine settimana, può favorire la sincronizzazione dei ritmi interni e una maggiore continuità del riposo.
Uno studio osservazionale da leggere con cautela
La ricerca si basa su una popolazione molto ampia e su misurazioni raccolte nella vita reale, anziché soltanto sulle informazioni riferite dai partecipanti. Questo rappresenta un punto di forza, ma non elimina i limiti del lavoro. Trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati mostrano una relazione tra caratteristiche del sonno e salute senza dimostrare un rapporto diretto di causa ed effetto.
Lo stile di vita generale, le condizioni di salute già presenti e altri fattori possono infatti influenzare sia la qualità del sonno sia il rischio di ammalarsi. Il messaggio principale è quindi prudente: la durata, la continuità e la struttura del riposo sono elementi rilevanti per la salute, ma non sostituiscono la valutazione medica individuale. Il lavoro è stato pubblicato su PLoS Medicine con il titolo Accelerometer-derived real-world sleep stages and risk of incident diseases: A UK Biobank cohort study and phenome-wide association analysis. Il DOI dello studio è 10.1371/journal.pmed.1005213.