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Pancia e gonfiore: quando sono normali e quando serve il medico

Brontolii addominali, distensione: la valutazione dipende da durata, disturbi associati e segnali d’allarme.

Brontolii e gonfiore addominale sono disturbi comuni e, nella maggior parte dei casi, non indicano da soli un’alterazione del microbiota intestinale. L’idea che esista una combinazione di tre sintomi capace di riconoscere la cosiddetta disbiosi non è confermata dalle evidenze disponibili. Il termine corretto è microbiota, mentre l’espressione flora batterica è ormai superata.

I rumori intestinali dipendono dalla peristalsi, cioè dai movimenti con cui l’intestino spinge gas e liquidi lungo il tratto digerente. Anche suoni più intensi del solito, se isolati, non sono sufficienti per stabilire che ci sia un problema. Il loro significato aumenta quando compaiono insieme ad altri disturbi, così come accade per la sensazione di gonfiore.

Gonfiore e distensione non coincidono

Il gonfiore è una sensazione soggettiva di pressione o pienezza, mentre la distensione consiste in un aumento visibile e misurabile della circonferenza addominale. Le due condizioni possono presentarsi insieme oppure separatamente: sentirsi molto gonfi non significa necessariamente avere più gas o un addome visibilmente più grande.

Le cause possibili sono diverse e comprendono stipsi, difficoltà evacuative, intolleranze ad alcuni carboidrati, celiachia, disturbi della motilità e alterazioni dell’interazione tra intestino e cervello. In un gruppo più ristretto di persone può essere presente anche la SIBO, cioè la proliferazione batterica nell’intestino tenue. Nessun singolo sintomo, compreso il gonfiore, è però abbastanza specifico per diagnosticarla. Il breath test non dovrebbe quindi essere usato come esame di routine, ma valutato in presenza di un contesto clinico compatibile, per esempio disturbi della motilità o precedenti interventi intestinali.

Le informazioni utili da riferire al medico

Per orientarsi sono importanti tre elementi. Il primo è il rapporto con pasti e alimenti: la comparsa ricorrente del disturbo dopo latticini o determinati carboidrati può suggerire un’intolleranza, senza dimostrare un’alterazione del microbiota. Il secondo riguarda l’andamento intestinale, con eventuali stipsi, diarrea, dolore o difficoltà a evacuare. Il terzo è la persistenza del problema: un sintomo nuovo, in peggioramento o associato ad altri segnali merita maggiore attenzione.

Anamnesi e visita medica sono il primo passaggio, mentre gli esami devono essere scelti in base al sospetto clinico. In alcuni casi possono essere indicate la sierologia per la celiachia o valutazioni mirate delle intolleranze. Imaging ed endoscopia, invece, non sono esami di routine in assenza di segnali d’allarme. Anche i test commerciali che promettono di misurare la disbiosi non hanno oggi un valore clinico riconosciuto: mancano parametri di riferimento condivisi e prove che i risultati modifichino la gestione del paziente.

Il gonfiore richiede una valutazione medica se si accompagna a sanguinamento gastrointestinale, vomito persistente, calo di peso non cercato, diarrea prolungata, anemia o a un dolore nuovo e progressivo. Nelle persone con ovaie di età pari o superiore a 50 anni, una distensione addominale nuova, persistente o frequente va segnalata soprattutto se associata a sazietà precoce, perdita di appetito, dolore pelvico o sintomi urinari. Nella maggioranza dei casi questi segnali non indicano una malattia grave, ma non vanno attribuiti automaticamente alla flora batterica né affrontati soltanto con integratori.