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Apnea ostruttiva, dopo la menopausa aumenta il rischio

Russare, risvegli e stanchezza possono segnalare un problema da non sottovalutare, soprattutto nelle donne oltre i 50 anni.

L’apnea ostruttiva del sonno, o OSAS, è un disturbo in cui le vie aeree si chiudono parzialmente o completamente durante il riposo. La lingua scivola all’indietro e i tessuti della gola si rilassano fino a formare un ostacolo che interrompe il passaggio dell’aria. A differenza del russamento, che deriva da un’ostruzione parziale e rumorosa, l’apnea completa può verificarsi senza suoni evidenti.

Secondo i dati più recenti citati dal Ministero della Salute, nella fascia tra i 40 e gli 85 anni il problema riguarda quasi la metà degli uomini e il 23,4% delle donne. Il rischio femminile tende a crescere dopo la menopausa, quando la riduzione degli ormoni può diminuire il tono dei muscoli delle prime vie aeree. Sono più esposte soprattutto le donne che aumentano di peso, in particolare nella zona dell’addome e del collo.

Russamento e sintomi da non trascurare

Il russamento resta più frequente negli uomini e può iniziare già tra i 25 e i 30 anni. Nelle donne, invece, compare generalmente intorno ai 55 anni. In alcuni casi bastano pochi anni perché il russamento si trasformi in OSAS. Le interruzioni del respiro possono ripetersi 15-20 volte in un’ora, senza che la persona se ne accorga, soprattutto se dorme sola o se il partner non riconosce il disturbo.

I segnali non sono sempre uguali nei due sessi. Nelle donne possono prevalere insonnia, risvegli frequenti, risveglio precoce, stanchezza, debolezza e difficoltà di concentrazione. Tra gli altri sintomi da riferire al medico ci sono la nicturia, cioè il bisogno di urinare durante la notte, e la cefalea mattutina, che in genere dura meno di mezz’ora e scompare spontaneamente. Quest’ultima viene riportata dal 20% delle pazienti.

Il disturbo può avere conseguenze importanti sul sistema cardiovascolare e sul cervello. Dopo la menopausa, infatti, il rischio cardiovascolare femminile aumenta e le apnee nelle donne si manifestano soprattutto durante la fase REM, quella in cui si sogna e le variazioni della pressione possono essere rilevanti. Per questo, secondo il neurologo e professore ordinario Luigi Ferini Strambi, russare o ricevere una segnalazione dal partner è un motivo sufficiente per rivolgersi a un Centro del sonno ospedaliero.

Diagnosi e possibili trattamenti

L’esame principale è la polisonnografia, che durante una notte registra attività cerebrale, movimenti oculari, tono muscolare, flusso dell’aria, frequenza cardiaca e posizione del corpo. In alcuni casi il medico può prescrivere un monitoraggio cardio-respiratorio semplificato, eseguibile anche a casa, che rileva un numero più limitato di parametri.

Tra le terapie c’è la CPAP, un dispositivo che mantiene aperte le vie aeree attraverso un flusso continuo d’aria erogato da una maschera. Il trattamento può però provocare irritazioni cutanee, secchezza delle mucose o gonfiore addominale. Un’alternativa è la terapia posizionale, indicata quando le apnee compaiono soprattutto in posizione supina: dormire sul fianco può ridurre il cedimento della lingua e dei tessuti molli. Esistono dispositivi indossabili che aiutano a evitare la posizione sulla schiena, anche attraverso una lieve vibrazione.

Diversa è l’apnea centrale, nella quale si interrompe anche l’attività della muscolatura toracica e addominale. In questo caso non c’è un’ostruzione delle vie aeree e generalmente non compare russamento. Secondo l’esperto, gli episodi durano meno rispetto all’apnea ostruttiva e non lasciano normalmente il tempo alla saturazione dell’ossigeno di scendere a livelli preoccupanti.