Andrea Giacometti, direttore della clinica universitaria di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche dal 2010, ha lasciato l’incarico per il pensionamento. Il congedo è arrivato nel giorno di Halloween, al termine di una carriera durata 40 anni e iniziata nel 1986, quando entrò nella struttura di Ancona come specializzando sotto la guida del professor Giorgio Scalise.
Dagli anni dell’Hiv alle nuove epidemie
Il primo periodo professionale di Giacometti coincise con gli anni più difficili dell’epidemia da Hiv. All’epoca l’infezione aveva conseguenze quasi sempre letali e non erano ancora disponibili terapie efficaci. La gestione dei campioni biologici era accompagnata da timori e precauzioni particolari. Per affrontare la situazione, Scalise organizzò un laboratorio di microbiologia autonomo, consentendo alla clinica di eseguire direttamente le diagnosi e ridurre i tempi di attesa.
Nel corso degli anni il medico ha seguito altre emergenze infettive, tra cui l’influenza suina e l’epidemia di Ebola del 2014. La prova più impegnativa è arrivata però nel 2020, con la pandemia da Covid. All’ospedale di Torrette circa 400 posti letto su 800 furono destinati ai pazienti contagiati. Nella fase iniziale mancavano guanti, mascherine e altri dispositivi di protezione, mentre le conoscenze sul virus erano ancora limitate.
Il ricordo degli anni della pandemia
Giacometti ha ricordato il lavoro svolto in quei mesi come un’esperienza segnata dall’incertezza e dalla necessità di prendere decisioni senza disporre di indicazioni consolidate. Ogni giorno raggiungeva l’ospedale percorrendo strade deserte durante il lockdown. Tra gli operatori era stato stabilito che chi avesse manifestato sintomi sarebbe rimasto in ospedale, per evitare il rischio di trasmettere l’infezione ai familiari. Per questo il medico teneva nell’armadietto alcuni cambi d’abito.
Secondo il suo bilancio, quella fase ha rafforzato la collaborazione tra i professionisti e la capacità di affrontare le emergenze senza attendere sempre risposte dall’esterno. L’esperienza ha riportato alla memoria anche il lavoro dei medici che, in epoche precedenti, avevano fronteggiato tubercolosi e peste con strumenti molto più limitati.
A luglio Giacometti ha compiuto 70 anni. Nei primi giorni da pensionato ha spiegato di avere già altri impegni e programmi e di non temere la noia. Alla sua équipe ha lasciato anche una disponibilità precisa: se dovesse verificarsi una nuova pandemia, sarebbe pronto a rientrare in servizio come volontario.