Internazionale

Pesce e gravidanza, possibile legame con la pressione arteriosa

L’indagine su oltre 86mila donne segnala associazioni diverse in base al periodo di assunzione, ma non prova un effetto diretto.

Le abitudini alimentari legate al consumo di pesce, già nei mesi che precedono il concepimento, potrebbero essere associate al controllo della pressione arteriosa durante la gravidanza. È quanto emerge da un’analisi condotta su oltre 86.000 donne in Giappone, tutte con gravidanza singola e valori pressori inizialmente normali.

La ricerca ha preso in esame le risposte a questionari compilati in due momenti: all’inizio della gestazione, per ricostruire l’alimentazione dell’anno precedente al concepimento, e nel secondo o terzo trimestre. I ricercatori hanno valutato sia la quantità di pesce consumata sia l’apporto complessivo di acidi grassi polinsaturi, compresi gli omega-3, verificando poi la comparsa di rialzi pressori prima o dopo la trentaduesima settimana.

Il periodo di consumo può fare la differenza

Dai dati è emersa un’associazione tra un consumo più elevato di pesce prima del concepimento e una minore probabilità di sviluppare forme precoci di ipertensione, cioè quelle che compaiono prima delle 32 settimane. Il consumo durante la gestazione risultava invece collegato a una riduzione del rischio complessivo e delle forme più tardive. La tendenza è apparsa più evidente nelle donne alla prima gravidanza, che presentano un rischio di base leggermente più alto rispetto a chi ha già partorito.

Secondo l’ipotesi formulata dagli autori, alcuni nutrienti presenti nel pesce potrebbero favorire la corretta formazione dei vasi sanguigni della placenta nelle prime fasi e contribuire a contrastare l’infiammazione. Il legame appariva meno netto considerando soltanto la quantità totale di omega-3: questo potrebbe indicare un ruolo dell’alimento nel suo insieme o di specifiche frazioni lipidiche, come EPA e DHA, non analizzate separatamente nei questionari.

I limiti dell’analisi

I risultati devono essere interpretati con prudenza. Si tratta infatti di uno studio osservazionale, nel quale le abitudini alimentari sono state registrate senza modificare la dieta delle partecipanti. Per questo i dati mostrano un’associazione statistica, ma non dimostrano un rapporto di causa ed effetto. Le donne che consumavano più pesce avevano spesso anche livelli di istruzione e reddito più elevati; sebbene le analisi abbiano considerato fattori come età, peso e fumo, non è possibile escludere l’influenza di uno stile di vita complessivamente più sano.

Un ulteriore limite riguarda i questionari, basati sulla memoria e privi di informazioni dettagliate sulle diverse specie ittiche e sui metodi di cottura. Inoltre, la ricerca è stata condotta in una popolazione con tradizioni alimentari specifiche, quindi i risultati non possono essere trasferiti automaticamente a ogni altro contesto.

Lo studio, pubblicato sull’European Journal of Nutrition, non dimostra che il pesce protegga in modo certo dalle complicanze della pressione in gravidanza. Suggerisce però che una dieta varia ed equilibrata possa essere considerata già nella fase in cui si programma un figlio. Durante la gestazione è importante scegliere varietà a basso contenuto di mercurio e prestare attenzione all’igiene in cucina: per indicazioni personalizzate è consigliabile rivolgersi al medico o all’ostetrica.