La levotiroxina, ormone tiroideo sintetico utilizzato per trattare l’ipotiroidismo, può provocare tachicardia, palpitazioni e alterazioni del ritmo se il dosaggio è eccessivo. Il cuore che accelera, tuttavia, è un possibile segnale e non dimostra da solo che la quantità assunta sia troppo alta. Le palpitazioni possono avere infatti molte cause e comparire anche durante una terapia correttamente impostata.
Quando nell’organismo circola una quantità eccessiva di ormone tiroideo possono comparire, insieme al battito rapido, tremori, sudorazione, intolleranza al caldo, insonnia, diarrea e perdita di peso. La presenza di uno o più di questi disturbi non basta però a confermare un sovradosaggio: sono elementi da riferire al medico, che dovrà valutarli insieme alla storia clinica e agli esami.
Il ruolo del TSH nel controllo della terapia
Per capire se la dose deve essere rivalutata, il riferimento principale nell’ipotiroidismo primario è il TSH, l’ormone che contribuisce a regolare l’attività della tiroide. Un valore inferiore all’intervallo di riferimento può indicare la necessità di rivedere il trattamento, ma non equivale automaticamente a una diagnosi di eccesso di farmaco.
Il risultato deve essere interpretato in base al quadro complessivo. Nell’ipotiroidismo centrale, dovuto a un problema a monte della tiroide, il TSH ha un ruolo diverso. Inoltre, in alcuni percorsi di cura dei tumori tiroidei, mantenerlo basso può essere un obiettivo stabilito dal medico. Per questo non è corretto modificare la terapia sulla base del solo valore dell’esame.
Un eccesso di ormone tiroideo durante il trattamento è associato anche a un maggiore rischio di fibrillazione atriale, soprattutto nelle persone anziane e quando il TSH è molto soppresso. Dopo un cambiamento del dosaggio, il controllo viene in genere programmato dopo alcune settimane, indicativamente tra quattro e otto. Se compaiono sintomi cardiaci, però, non bisogna attendere il controllo già fissato. È importante inoltre riferire l’uso di integratori: la biotina può interferire con alcuni test della tiroide.
Non sospendere il farmaco senza indicazione
Se si sospetta un effetto indesiderato della levotiroxina, occorre contattare il medico e non ridurre né interrompere autonomamente la terapia. In presenza di sintomi cardiaci, il dosaggio può eventualmente essere modificato, ma la decisione deve essere prescritta. Palpitazioni ricorrenti, più frequenti o di maggiore durata meritano una valutazione; un elettrocardiogramma può aiutare a identificare eventuali disturbi del ritmo, anche se non stabilisce da solo se la quantità di ormone sia eccessiva.
È necessaria un’assistenza medica immediata se le palpitazioni si accompagnano a dolore al petto, difficoltà respiratoria, sensazione di svenimento o perdita di coscienza. La valutazione urgente resta indicata anche se questi sintomi sono già scomparsi. Il TSH serve a verificare nel tempo l’adeguatezza della terapia, mentre i segnali cardiaci devono essere valutati quando compaiono, con un’urgenza determinata dalla loro intensità e dalle modalità con cui si presentano.