Quando si cerca di dormire meglio si tende a concentrarsi soprattutto sull’ambiente domestico: materasso, temperatura, consumo di caffeina e uso degli schermi. Un nuovo studio suggerisce però che anche ciò che si vede dalla finestra o appena fuori casa possa essere associato alla qualità del sonno. Alberi, altezza degli edifici, marciapiedi e organizzazione degli spazi urbani inviano infatti stimoli continui al cervello e possono influenzare la sensazione di sicurezza durante la notte.
Per analizzare questo possibile legame, i ricercatori hanno utilizzato sistemi di visione artificiale, esaminando numerose immagini di strade riprese all’altezza degli occhi. L’analisi ha considerato caratteristiche fisiche, come la presenza di vegetazione, la possibilità di spostarsi a piedi e il grado di raccoglimento dello spazio, determinato da edifici più alti e da una minore dispersione degli ambienti aperti. Sono state valutate anche qualità percettive quali sicurezza, vivacità e bellezza del luogo.
I risultati sono stati messi in relazione con le informazioni sul riposo fornite da 1.089 lavoratori tra i 40 e i 59 anni, residenti in appartamenti situati dal terzo piano in giù in una grande metropoli asiatica. Le persone che vivevano in strade con più vegetazione e in contesti maggiormente raccolti riferivano una durata del sonno più elevata. Gli spazi più chiusi risultavano inoltre associati a una minore presenza di sintomi di insonnia.
Il peso della sicurezza percepita
Secondo l’analisi, il possibile collegamento tra caratteristiche urbane e riposo passerebbe soprattutto dalla percezione di sicurezza. Una maggiore presenza di verde e un ambiente meno dispersivo potrebbero favorire una sensazione di protezione e vitalità, associata a notti più lunghe e tranquille. Il dato non dimostra tuttavia che l’architettura della strada determini direttamente la durata del sonno.
È emerso anche un risultato inatteso: le strade particolarmente attrezzate per i pedoni, con marciapiedi ampi e segnaletica, erano associate a una minore sensazione di sicurezza e a un sonno più breve. Una possibile spiegazione è che gli spazi più aperti al passaggio favoriscano un maggiore movimento di estranei, rumore o attività continua. Il fenomeno potrebbe risultare più rilevante per chi abita ai piani bassi, che può sentirsi maggiormente esposto verso l’esterno.
I limiti della ricerca
Lo studio è di tipo trasversale: fotografa una situazione in un momento preciso e individua associazioni statistiche, senza poter stabilire un rapporto di causa-effetto. Inoltre, i dati sul riposo provengono da questionari e non da esami clinici. Il campione è ristretto a lavoratori di mezza età che vivono ai piani bassi di una megalopoli asiatica, quindi i risultati non possono essere estesi automaticamente a tutte le popolazioni.
Le conclusioni possono comunque suggerire alcune strategie per migliorare il microambiente domestico, soprattutto quando la strada è molto frequentata o trasmette una sensazione di allerta. Tende oscuranti, isolamento dei rumori e piante sul balcone possono contribuire a creare maggiore intimità visiva e una barriera rispetto all’esterno. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Building and Environment con il titolo Urban eye-level landscapes and sleep health: Cross-sectional evidence from a megacity using machine learning for objective and perceptual assessment e il DOI 10.1016/j.buildenv.2026.114711.