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A Bologna due trapianti renali grazie a un farmaco sperimentale

Roberto Mazzotti e Maria-Chiara Negri erano in attesa da 13 anni: l’intervento ha aperto una nuova prospettiva terapeutica

Due pazienti con possibilità estremamente ridotte di ricevere un organo compatibile sono stati sottoposti con successo a un trapianto di rene al Policlinico Sant’Orsola di Bologna. L’intervento è stato reso possibile dall’impiego sperimentale di un farmaco destinato a contrastare il particolare profilo immunologico dei malati, considerato finora incompatibile con un normale trapianto.

I protagonisti della vicenda sono Roberto Mazzotti, 54 anni, residente nel Ravennate, e Maria-Chiara Negri, 51 anni, bolognese. Entrambi erano in lista d’attesa da 13 anni e presentavano un’attività reninica plasmatica, indicata con l’acronimo PRA, superiore al 95 per cento. In questi casi le plasmacellule producono anticorpi capaci di reagire contro gli organi disponibili, rendendo molto difficile trovare un rene compatibile.

Il meccanismo del trattamento

Il farmaco utilizzato è Cizutamig, un anticorpo bispecifico anti-Bcma sviluppato dalla biotech statunitense Candid Therapeutics. Il prodotto era già impiegato nel trattamento del mieloma multiplo ed è stato utilizzato dal centro bolognese nell’ambito delle prime fasi della sperimentazione clinica.

Come ha spiegato Gaetano La Manna, direttore del Centro Trapianti di Rene, il trattamento agisce sulle plasmacellule responsabili della produzione degli anticorpi. L’anticorpo bispecifico crea un collegamento tra le cellule T del sistema immunitario e le plasmacellule, colpendo alla radice il meccanismo che può provocare il rigetto. Le strategie tradizionali intervengono invece soprattutto sugli anticorpi già presenti nel sangue, con un effetto temporaneo.

Il monitoraggio dei due pazienti prosegue. A cinque e otto mesi dagli interventi, ha riferito La Manna, gli anticorpi non si sono ripresentati e i trapianti risultano riusciti. Per i due malati, la possibilità di rendersi indipendenti dalla dialisi rappresenta un cambiamento rilevante nella qualità della vita.

Il ruolo del centro bolognese

Il Sant’Orsola è stato coinvolto, insieme all’Hospital Universitari Vall d’Hebron di Barcellona e alla Charité Universitätsmedizin di Berlino, tra i primi tre centri europei chiamati a utilizzare il farmaco. Il risultato è stato raggiunto dal Centro Trapianti di Rene dell’Irccs Policlinico di Sant’Orsola, diretto da La Manna, in collaborazione con la società statunitense.

La struttura bolognese si avvicina al sessantesimo anniversario del primo trapianto renale eseguito in città, nel 1967. In quasi sei decenni sono stati effettuati oltre 3.000 trapianti di rene, con una media di circa 120 interventi all’anno. Nel 2026, secondo i dati forniti, gli interventi eseguiti sono stati 108: 77 da donatore deceduto e 31 da donatore vivente.

Il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale ha definito il risultato un motivo di orgoglio e un contributo concreto per le persone che finora avevano possibilità limitate di accedere a un organo compatibile. L’assessore regionale alla Salute Massimo Fabi ha sottolineato il valore della collaborazione tra ricerca e sanità pubblica. Per la direttrice generale del Sant’Orsola, Chiara Gibertoni, l’esito conferma l’obiettivo dell’Irccs di trasformare la ricerca in nuove possibilità di cura.