Lombardia

In Lombardia il primo suicidio assistito gestito dalla sanità pubblica

Valutazione clinica favorevole sui requisiti costituzionali; il Comitato etico ha chiesto ulteriori approfondimenti

In Lombardia si è aperto il percorso per il primo caso di suicidio assistito gestito interamente dal servizio sanitario. La procedura riguarda Zuccarella, che ha ottenuto il riconoscimento dei requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale per poter accedere al trattamento.

La valutazione della commissione

La Commissione medica multidisciplinare ha concluso la propria valutazione il 18 maggio. A maggioranza, l’organismo ha riconosciuto la presenza delle quattro condizioni indicate dalla Consulta: una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di assumere decisioni libere e consapevoli.

La verifica non si è limitata ai requisiti clinici. Sono state definite anche le modalità di esecuzione della procedura, compresi il farmaco e il relativo dosaggio, oltre al sistema previsto per l’autosomministrazione. La documentazione è stata quindi trasmessa al Comitato etico, chiamato a esaminare il caso sotto il profilo di competenza.

Gli approfondimenti richiesti

Il Comitato etico ha successivamente chiesto ulteriori approfondimenti. Il percorso, dunque, è proseguito attraverso il confronto tra la valutazione sanitaria e gli organismi deputati all’esame etico della richiesta, in un ambito regolato dai requisiti individuati dalla giurisprudenza costituzionale.

Nel corso dell’udienza del 23 giugno, è stato lo stesso Zuccarella a rivolgersi direttamente al giudice per descrivere la propria condizione. Una frase ha sintetizzato il suo stato d’animo: Sono stanco, non ne posso più. Il caso lombardo si inserisce così nel dibattito sull’applicazione concreta del suicidio assistito e sul ruolo del servizio sanitario nella gestione dell’intera procedura.