Vitamine, fibre e sali minerali spiegano solo una parte dei possibili benefici delle verdure. Un nuovo studio suggerisce che un ruolo importante possa essere svolto anche dal microbiota intestinale, cioè dall’insieme dei microrganismi che trasformano alcuni componenti degli alimenti. In particolare, nitrati presenti in molti vegetali e ferro non-eme, la forma tipica degli alimenti di origine vegetale, potrebbero contribuire alla formazione di composti chiamati complessi dinitrosilici del ferro.
Per studiare questo meccanismo, i ricercatori hanno utilizzato soprattutto modelli animali, campioni fecali umani e batteri coltivati in laboratorio. I composti sono stati rilevati nei tessuti di topi dotati di una normale flora intestinale, ma non in quelli cresciuti senza microbi. Inoltre, i batteri capaci di ridurre i nitrati riuscivano a produrre queste molecole, mentre i ceppi privi di questa capacità non lo facevano.
Gli effetti osservati nello studio
I dati indicano che i complessi non restano confinati all’intestino, ma possono circolare nell’organismo e raggiungere diversi tessuti. Nei topi alimentati con una dieta di tipo occidentale, l’aumento delle molecole, ottenuto attraverso la supplementazione di nitrato e ferro o con la somministrazione diretta del composto sintetico, è stato associato a effetti favorevoli su alcuni parametri cardiometabolici.
Tra i risultati osservati figurano un miglioramento della pressione arteriosa, della stabilità metabolica e dell’accumulo di grasso nel fegato. Anche gli esperimenti su cellule epatiche umane e su piccoli modelli tridimensionali di fegato hanno fornito un’indicazione interessante: il composto ha ridotto la steatosi provocata dagli acidi grassi, cioè il deposito di grasso all’interno delle cellule epatiche. Le vie biologiche coinvolte sono state esaminate, ma restano un tema di ricerca sperimentale.
Il lavoro rafforza l’ipotesi che gli effetti di un’alimentazione ricca di vegetali dipendano anche dal modo in cui i batteri intestinali elaborano i nutrienti. Non sarebbe quindi una singola sostanza a spiegare i benefici degli ortaggi, ma l’interazione tra dieta, microbiota e metabolismo. La presenza regolare e varia di verdure a foglia e radici resta, in questo quadro, una scelta coerente con le indicazioni alimentari già supportate da numerose evidenze.
I limiti e le cautele
Le conclusioni devono però essere interpretate con prudenza. Lo studio si basa soprattutto su topi, cellule e batteri e non dimostra che lo stesso processo avvenga nell’uomo con modalità o intensità analoghe. Inoltre, non stabilisce quali quantità di nitrati o ferro possano essere utili o sicure nella vita quotidiana e, al momento, la misurazione di questi composti nelle persone non è semplice.
Non è quindi possibile dedurre che l’assunzione di integratori di nitrati o ferro produca gli stessi effetti. Il ferro può essere rischioso se utilizzato senza indicazione, mentre i nitrati alimentari devono essere valutati nel contesto complessivo della dieta. Il risultato principale è piuttosto una ipotesi biologica plausibile sul collegamento tra intestino, alimentazione e salute cardiometabolica, che dovrà essere verificata da ulteriori studi sull’essere umano.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell, ha come titolo originale Gut microbiota generate dinitrosyl iron complexes with cardiometabolic benefits. Il DOI del lavoro è 10.1016/j.cell.2026.07.055.