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Diario alimentare, così cambia il calo di peso

Un’analisi su 5.132 adulti collega la compilazione assidua a esiti migliori, ma non prova un rapporto di causa

Annotare ciò che si mangia potrebbe essere associato a risultati migliori nel percorso di dimagrimento, soprattutto quando l’abitudine viene mantenuta con regolarità. A suggerirlo è uno studio osservazionale retrospettivo condotto sui dati di 5.132 adulti che utilizzavano un’app per monitorare alimentazione e peso con l’obiettivo di perdere chili.

La ricerca non prevedeva istruzioni assegnate dai ricercatori: sono stati analizzati comportamenti già avvenuti per verificare se la frequenza del diario alimentare fosse collegata alla perdita di peso nei sei mesi successivi. Per essere inclusi, gli utenti dovevano avere registrato il cibo per un determinato numero di giorni e il peso una volta al mese per sei mesi. Nel confronto sono stati considerati anche età, sesso e indice di massa corporea iniziale.

I risultati dell’osservazione

Nel campione, chi registrava i pasti 6-7 giorni alla settimana ha perso in media circa l’11,3% del peso iniziale. Tra le persone che tracciavano l’alimentazione per meno di due giorni a settimana, la riduzione media è stata invece di circa il 6,8%. Le percentuali descrivono un’associazione, non un effetto dimostrato direttamente dall’uso del diario.

Un andamento simile è emerso osservando la continuità. Le persone con sequenze di registrazione prolungate, per esempio superiori a 90 giorni consecutivi, tendevano a ottenere risultati migliori rispetto a chi interrompeva spesso. Complessivamente, il 70,1% dei partecipanti ha raggiunto almeno il 5% di perdita di peso, una soglia considerata clinicamente rilevante perché può accompagnarsi a benefici metabolici in molte persone.

Le analisi statistiche hanno inoltre indicato che ogni giorno aggiuntivo di monitoraggio nell’arco della settimana era collegato a una maggiore probabilità di raggiungere almeno il 5% di riduzione. Il diario può aiutare a rendere più visibili porzioni, spuntini, bevande caloriche e situazioni in cui si mangia per stress o distrazione, ma non modifica da solo la qualità della dieta.

I limiti dello studio

Gli autori non possono concludere che annotare i pasti sia la causa diretta del dimagrimento. Chi registra più spesso potrebbe essere anche più motivato o più attento all’attività fisica, al sonno e ad altre abitudini favorevoli. Inoltre, il possibile effetto di farmaci per la perdita di peso non è stato misurato.

La coorte analizzata rappresentava soltanto una piccola parte dei nuovi iscritti all’app. Si trattava di utenti particolarmente costanti, in maggioranza donne, con un’età media intorno ai 42 anni e un peso iniziale relativamente elevato. Per questo i risultati non possono essere trasferiti automaticamente a tutta la popolazione.

Il dato più prudente da considerare è quindi quello della sostenibilità: un monitoraggio frequente, anche se non perfetto, può essere uno strumento di consapevolezza per alcune persone. App, note sul telefono o diario cartaceo possono svolgere la stessa funzione, purché il metodo sia semplice da mantenere. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Medical Internet Research con DOI 10.2196/98144.