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Bisfenoli, la miscela che altera lo sviluppo del tessuto mammario

Un test su modelli tridimensionali evidenzia cambiamenti molecolari, ma non dimostra un legame diretto con il cancro nelle persone.

Un nuovo studio di laboratorio ha analizzato gli effetti di alcune sostanze presenti nella produzione di plastiche e resine sul tessuto mammario. L’attenzione si è concentrata sui bisfenoli, composti capaci di interferire con i segnali ormonali e spesso utilizzati in sostituzione del bisfenolo A, come il bisfenolo S e il bisfenolo F.

Per esaminare il comportamento di queste sostanze, i ricercatori hanno utilizzato organoidi mammari, modelli tridimensionali di tessuto umano sviluppati in laboratorio a partire da cellule ottenute da 13 donatrici. Gli organoidi sono stati esposti ai composti sia singolarmente sia in combinazione, a concentrazioni simili a quelle rilevabili nell’organismo umano.

Gli effetti della miscela a basse dosi

Quando i tre bisfenoli sono stati testati separatamente, gli effetti osservati sono risultati contenuti. L’esposizione alla miscela dei tre composti, invece, ha prodotto alterazioni più evidenti nello sviluppo del tessuto, nonostante le basse dosi utilizzate nell’esperimento.

La combinazione ha modificato la metilazione del DNA, un meccanismo che contribuisce a regolare l’attività dei geni senza cambiare la sequenza genetica. Le cellule hanno mostrato una maggiore plasticità e cambiamenti nella struttura circostante. Il confronto con i dati relativi a tumori umani ha evidenziato somiglianze tra il profilo molecolare osservato e quello associato ad alcune forme di carcinoma mammario, in particolare al carcinoma lobulare invasivo.

Che cosa dimostra davvero lo studio

I risultati non dimostrano che l’utilizzo quotidiano di contenitori di plastica provochi un tumore. Si tratta di un’indicazione sul possibile meccanismo biologico legato all’esposizione a miscele di sostanze, non della prova di un rapporto causa-effetto nelle persone.

Lo studio presenta inoltre limiti rilevanti: gli esperimenti sono stati condotti esclusivamente in laboratorio e su modelli cellulari derivati da un numero ristretto di donatrici. Gli organoidi non riproducono infatti la complessità di un organismo, che comprende sistema immunitario, metabolismo e processi di detossificazione. Per questo, i risultati richiedono ulteriori verifiche prima di poter essere collegati a un rischio concreto nella popolazione.

Il lavoro sottolinea comunque l’importanza di valutare la sicurezza delle sostanze considerando le miscele reali, e non soltanto i singoli composti. Nella vita quotidiana è possibile adottare alcune precauzioni ragionevoli, come preferire contenitori in vetro o acciaio per riscaldare gli alimenti ed evitare di sottoporre la plastica a temperature elevate, per esempio nel microonde o in lavastoviglie.

La prevenzione del tumore al seno si fonda però soprattutto su comportamenti con prove più solide: adesione agli screening, attività fisica regolare, alimentazione equilibrata e limitazione del consumo di alcol. Le indicazioni arrivano da uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, intitolato Environmental chemical mixtures reprogram mammary epithelial development to epigenetic states associated with breast cancer e identificato dal DOI 10.1073/pnas.2613054123.