Emilia-Romagna

A Cesena aumentano i giovani con dipendenze: 5.500 utenti nel 2025

Il Serdp Forlì-Cesena rileva più accessi per sostanze, alcol, tabacco, gioco e comportamenti digitali.

Il consumo di sostanze tra adolescenti e giovanissimi è in aumento e si accompagna alla crescita di altre forme di dipendenza, comprese quelle legate al gioco online e ai social network. A delineare il quadro è Rosario Cambria, direttore della Struttura complessa Dipendenze patologiche Forlì-Cesena, in carica dal 1° settembre. Il servizio, insieme alle strutture attive sul territorio della Romagna, nel 2025 ha seguito oltre 5.500 utenti, un dato superiore a quello registrato nel 2024.

La quota più consistente riguarda le persone che si sono rivolte ai servizi per l’abuso di droghe o farmaci: sono state oltre 3.000. Seguono più di 1.700 utenti per problemi legati all’alcol, quasi 400 tabagisti e altre centinaia di persone prese in carico per il gioco d’azzardo. Secondo i dati riferiti dal Serdp, tutte le principali tipologie di dipendenza risultano in crescita rispetto all’anno precedente.

Il disagio alla base dei consumi

Tra i più giovani, spiega Cambria, l’uso di sostanze può rappresentare un tentativo di automedicazione di fronte ad ansia, depressione, angoscia, noia, solitudine e bassa autostima. Un adolescente su sette presenta sintomi di natura depressiva e ansiosa e può percepire la droga come un sollievo immediato. L’effetto, però, rischia di consolidare la dipendenza e di aggiungere una nuova fonte di sofferenza a un disagio già presente.

È cambiato anche il profilo dei consumatori. Se in passato era più frequente la mono-assunzione, oggi il servizio incontra sempre più spesso il cosiddetto poliabuser, una persona che combina sostanze e comportamenti differenti. Alla cocaina possono aggiungersi cannabis, alcol o il gioco d’azzardo, soprattutto quando l’effetto ricercato non è più sufficiente.

Un percorso multidisciplinare

Il trattamento prevede un approccio multidisciplinare, con l’integrazione tra neuropsichiatria infantile, psichiatria dell’adulto e operatori delle dipendenze patologiche. Il primo contatto avviene spesso attraverso i genitori, preoccupati per la situazione del figlio. In altri casi sono gli stessi ragazzi a rivolgersi al servizio, anche dopo problemi legali o difficoltà nella vita quotidiana. Gli operatori possono inoltre intercettarli nei luoghi di aggregazione e di divertimento.

Uno degli ostacoli principali resta lo stigma. Da una parte c’è il giudizio della società verso chi usa sostanze, dall’altra la vergogna provata dal giovane, che può rendere difficile parlare del problema. Per questo una fase centrale del lavoro consiste nel costruire la motivazione al cambiamento e nel favorire un rapporto di fiducia con il paziente.

La conclusione del trattamento non coincide necessariamente con la soluzione della dipendenza. Per ridurre il rischio di ricaduta è necessario intervenire anche sulla sofferenza psichica che ha favorito il consumo e accompagnare il ragazzo nel reinserimento in un contesto familiare, sociale e lavorativo stabile. Nel frattempo, il Serdp segnala l’aumento delle dipendenze digitali legate a gaming e social, utilizzate per attenuare ansia e noia ma potenzialmente capaci di aggravare la condizione di disagio.

Tra le criticità individuate dal direttore della struttura ci sono gli adolescenti agli esordi del fenomeno e i pazienti seguiti da anni, ormai invecchiati e sempre meno autonomi. In quest’ultimo caso, la mancanza di una rete familiare e sociale in grado di sostenerli rende più complesso il percorso di recupero e di inclusione.