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Sciopero generale, il 30 ottobre protesta anche alla Spezia

USB, USI e sigle di base convocano un presidio davanti alla sede prefettizia, coinvolgendo porti, logistica, scuola e trasporti.

La Spezia si prepara a partecipare allo sciopero generale proclamato per venerdì 30 ottobre 2026 da USB, USI e dai sindacati di base. In città è previsto un presidio alle 9.30 davanti alla Prefettura, promosso con lo slogan Noi la guerra non la paghiamo. Gli organizzatori chiedono che le risorse pubbliche siano destinate prioritariamente a scuola, casa, sanità e ambiente.

La mobilitazione viene presentata come parte di una più ampia giornata di protesta in Italia e in Europa. Al centro delle rivendicazioni c’è la critica all’economia di guerra, indicata dai promotori come una delle cause del carovita, dell’aumento dei prezzi dell’energia e dell’aggravarsi delle disuguaglianze. Secondo i sindacati, i bassi salari rendono sempre più difficile sostenere le spese per carburante, affitti e beni di prima necessità.

Le contestazioni sulla spesa militare

A sostegno della mobilitazione, gli organizzatori citano lo stanziamento di 3,4 miliardi di euro destinato alla costruzione di carri armati attraverso il programma LRMV. La somma viene indicata come un esempio di risorse che, a loro giudizio, potrebbero essere impiegate per istruzione, sanità e servizi essenziali. Nel documento diffuso per l’iniziativa si sostiene inoltre che con un miliardo di euro sarebbe possibile costruire duecento scuole o cinque grandi poli ospedalieri.

La data dello sciopero è stata scelta anche in adesione alla mobilitazione internazionale dei porti, alla quale, secondo i promotori, hanno aderito oltre 113 scali nel mondo. Alla Spezia l’iniziativa dovrebbe coinvolgere lavoratori portuali, addetti alla logistica, agricoltori e autotrasportatori. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono il blocco del transito di materiale bellico nei porti, il contrasto agli incidenti sul lavoro e la contestazione dei turni considerati insostenibili.

Le rivendicazioni sul territorio

Nel mirino dei sindacati finiscono anche la presenza di basi militari, poligoni di tiro e industrie belliche nel territorio spezzino, ritenuti fattori di rischio per la città. Gli organizzatori criticano inoltre l’amministrazione Peracchini, accusata di non avere contrastato l’espansione dell’arsenale militare, e denunciano le difficoltà del trasporto pubblico locale, definito in una situazione di collasso con ricadute su lavoratori e utenti.

La protesta riguarda anche il mondo dell’istruzione. Studenti e insegnanti sono invitati a partecipare contro il degrado degli edifici scolastici, quella che i promotori definiscono repressione del dissenso studentesco e i percorsi di alternanza scuola-lavoro nelle industrie della difesa, giudicati forme di lavoro gratuito. La richiesta è di interrompere le collaborazioni tra scuole, università e comparto militare e di avviare una riconversione delle industrie belliche verso sanità, trasporti, edilizia popolare, ambiente e istruzione.