Il segretario regionale del Partito Democratico del Piemonte, Domenico Rossi, interviene sugli episodi denunciati dal circolo locale del Pd durante la festa patronale di Trino. Secondo quanto riferito dal partito, nel corso della manifestazione si sarebbero verificati saluti romani, inni al Duce e cori nostalgici riconducibili alla rievocazione del fascismo.
La denuncia del Partito Democratico
Rossi definisce quanto accaduto intollerabile e respinge l’interpretazione degli episodi come semplici espressioni di folklore o goliardia. A suo giudizio, quei comportamenti avrebbero trasformato un momento di ritrovo legato alla festa patronale in un’offesa alla storia democratica e antifascista del territorio e dell’Italia.
Il segretario regionale del Pd si rivolge anche al sindaco Daniele Pane, esponente di Fratelli d’Italia. Rossi ricorda che l’attuale sistema istituzionale, compresa la possibilità di guidare un Comune dopo libere elezioni, è stato reso possibile dalla lotta di quanti contribuirono alla liberazione del Paese dalla dittatura fascista, citando anche il ruolo dei comunisti italiani.
Il richiamo alla Costituzione
Nella sua presa di posizione, Rossi sostiene che il richiamo alla libertà di espressione non possa giustificare l’apologia del ventennio fascista né la rievocazione di una dittatura che, secondo la sua ricostruzione, condusse l’Italia alla guerra, alla rovina e alla soppressione delle libertà fondamentali.
Il dirigente dem chiede quindi a chi si riconosce nella Costituzione antifascista, nata dalla Resistenza, di esprimere una condanna pubblica, immediata e senza ambiguità. A sostegno della sua posizione richiama una frase attribuita a Sandro Pertini: il fascismo non è un’opinione, ma un crimine. Rossi conclude sostenendo che ignorare episodi di questo tipo significherebbe, a suo avviso, diventarne complici.