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Pontida, il raduno della Lega tra il ricordo di Bossi e le divisioni

Militanti e dirigenti si confrontano sulla leadership di Matteo Salvini, autonomia, federalismo e linea del movimento.

È il giorno del raduno della Lega a Pontida, appuntamento che quest’anno si svolge nel segno del ricordo di Umberto Bossi e delle tensioni interne sul futuro del movimento. Sul prato bergamasco si sono ritrovati militanti e dirigenti del partito, mentre l’attenzione è concentrata sulla reazione della platea all’intervento del segretario Matteo Salvini.

Le diverse posizioni sono emerse già dal primo intervento, affidato al senatore Massimiliano Romeo, tra i più critici nei confronti dell’attuale gestione. Dalla platea si sono levati due cori contrapposti: da una parte il cognome del senatore, dall’altra il nome di Salvini. Romeo ha invitato a superare la contrapposizione personale tra leader e a valorizzare il lavoro collettivo, sostenendo che la Lega debba ampliare la propria iniziativa oltre i temi dell’immigrazione e della sicurezza.

Il ricordo di Umberto Bossi

La giornata si è aperta con l’omaggio a Umberto Bossi, scomparso nel marzo scorso. Al fondatore della Lega è stato intitolato il sacro prato di Pontida, definito il luogo simbolo del movimento e della sua storia politica. A scoprire la targa è stato Salvini. Sul terreno del raduno si sono alternati gli interventi dei principali esponenti leghisti, tra bandiere, magliette e momenti conviviali.

Luca Toccalini, coordinatore federale della Lega Giovani, ha posto al centro del suo intervento la condizione delle nuove generazioni e la proposta di una flat tax al 5%. Secondo Toccalini, l’obiettivo sarebbe favorire una maggiore autonomia economica dei giovani, anche nell’accesso al credito. Il futuro, ha aggiunto, deve essere costruito attraverso una partecipazione comune.

Sul rapporto con l’Europa è intervenuto Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo. Dopo aver ricordato Bossi e la sua storica critica alle istituzioni comunitarie, Borchia ha contestato la gestione dei fondi europei e citato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, accusando l’Unione di favorire alcuni governi e definendo questa impostazione con toni fortemente polemici.

Federalismo e futuro del movimento

Il tema dell’unità è tornato nelle parole di Riccardo Molinari, presidente del gruppo della Lega alla Camera, che ha ricordato i trent’anni dalla dichiarazione di indipendenza della Padania pronunciata da Bossi nel 1996. Molinari ha rivendicato il carattere antisistema e rivoluzionario del partito.

Il presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha richiamato la necessità di recuperare il rapporto con i territori e di mantenere compatto il movimento. Secondo Fedriga, il confronto diretto con le comunità rappresenta uno degli elementi distintivi della Lega.

Il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha ricordato Bossi e difeso le proprie prese di posizione, anche quando sono state interpretate come critiche verso alcune scelte del governo. Fontana ha ribadito la propria identità federalista e la richiesta di maggiore autonomia nelle decisioni riguardanti i territori.

Sul palco è intervenuto anche il presidente del Veneto Alberto Stefani, che ha parlato di identità e comunità, soffermandosi inoltre sull’impatto della realtà virtuale e dei social network sui giovani. Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale del Veneto, ha invece rilanciato la questione settentrionale, sostenendo che la Lega debba tornare a dare voce a chi non ne ha. Zaia ha affrontato anche i temi dell’immigrazione, della sicurezza e delle carceri, chiedendo al governo un progetto specifico per il Nord.