Il caso dell’incontro con Roberto Vannacci continua ad alimentare lo scontro politico. Al centro della vicenda c’è l’appuntamento del 18 settembre, inizialmente presentato anche come attività di aggiornamento professionale per gli appartenenti alla Polizia di Stato. Il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha successivamente chiarito che l’iniziativa non aveva valore formativo e che non era prevista la partecipazione del questore.
Il Pd annuncia un’interrogazione
A portare la questione in Parlamento saranno la vicepresidente del Senato Anna Rossomando e la vicepresidente del Partito Democratico Chiara Gribaudo, che hanno annunciato un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Le due esponenti dem chiedono di verificare i criteri con cui l’incontro era stato classificato come aggiornamento professionale, sottolineando la differenza tra un normale confronto con un esponente politico e un corso destinato agli agenti.
Secondo Rossomando e Gribaudo, l’iniziativa, già dal titolo Insicurezza urbana, non avrebbe avuto i requisiti di natura tecnico-scientifica e di neutralità politica necessari per essere riconosciuta come formazione professionale. Le parlamentari riprendono così le contestazioni del Silp Cgil e rilevano anche le possibili conseguenze organizzative dell’eventuale riconoscimento, compreso l’esonero dal servizio per chi avesse partecipato.
La richiesta di chiarimenti è stata rilanciata anche dal segretario regionale del Pd Piemonte Domenico Rossi e dalla presidente dell’assemblea dem Nadia Conticelli. Per il Partito Democratico piemontese, metropolitano e comunale non è in discussione il diritto di Vannacci a partecipare a un convegno e a sostenere le proprie idee. A essere considerata inopportuna è invece la scelta iniziale di presentare l’appuntamento come formazione per il personale della Polizia di Stato, un corpo chiamato a garantire imparzialità e tutela della sicurezza dei cittadini.
Le reazioni di Avs, centrodestra e M5S
Ancora più dura la posizione di Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera. Il deputato ha definito il riconoscimento dell’incontro come attività formativa una forma di indottrinamento politico in uniforme e ha chiesto, prima del chiarimento del Dipartimento, la revoca dell’autorizzazione. Nelle sue dichiarazioni ha rivolto pesanti accuse anche a Vannacci, richiamando le sue posizioni su aborto, unioni civili, femminicidio, disabilità e patriarcato mediterraneo.
Dal centrodestra arrivano invece la difesa dell’iniziativa e la contestazione alle accuse delle opposizioni. Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Ferrante De Benedictis sostiene che nel confronto non vi fosse nulla di eversivo o contrario agli obblighi di condotta della Polizia. Il collega di Forza Italia Domenico Garcea ha parlato di censura preventiva, sostenendo che la presenza di un relatore non possa rendere illegittimo un confronto e che un saluto istituzionale non equivalga a un’adesione alle sue posizioni politiche.
Il Movimento 5 Stelle concentra invece le proprie critiche sulla distanza tra la presentazione iniziale dell’incontro e il successivo chiarimento del Dipartimento. La capogruppo regionale Sarah Disabato e i consiglieri Alberto Unia e Pasquale Coluccio parlano di una clamorosa figuraccia e chiedono al ministro Piantedosi di assumersi la responsabilità della vicenda. Lo scontro, dunque, non riguarda più soltanto lo svolgimento dell’appuntamento, ma anche le procedure che ne hanno accompagnato l’autorizzazione. Con l’interrogazione annunciata dal Pd, il caso è destinato a spostarsi da Torino al Viminale.