Lorenzo Lapucci, ex consigliere comunale, torna a contestare la gestione delle tariffe dei nidi d’infanzia e chiede che le famiglie vengano rimborsate per gli importi versati negli anni precedenti. Secondo Lapucci, la vicenda non sarebbe riconducibile a un semplice disguido amministrativo, ma a una questione che avrebbe inciso per lungo tempo sulle spese sostenute dai nuclei familiari.
La contestazione sugli arretrati
Al centro della presa di posizione c’è la scelta dell’amministrazione comunale di non riconoscere rimborsi per le annualità comprese tra il 2021 e il 2024. La motivazione, riferita dall’ex amministratore, sarebbe legata all’assenza nei vecchi bandi della clausola che consente di scomputare la quota fissa dalla tariffa.
Lapucci sostiene però che quella previsione non dovesse essere necessariamente inserita nei bandi d’iscrizione per poter essere applicata. A suo giudizio, il riferimento decisivo sarebbe contenuto nell’articolo 12 del Regolamento dei nidi, approvato dal Consiglio comunale. Il regolamento, afferma l’ex consigliere, integrerebbe le eventuali lacune dei bandi e non potrebbe essere modificato o superato da un atto amministrativo relativo alle iscrizioni.
Da questa interpretazione deriva la richiesta di estendere i rimborsi a tutto il periodo indicato. Lapucci definisce la posizione dell’amministrazione una illegittimità strutturale e sostiene che il tentativo di limitare i riconoscimenti al 2024 sarebbe giuridicamente nullo. La valutazione, tuttavia, è espressa dall’ex consigliere comunale nel quadro della sua contestazione sulla gestione delle rette.
Il ricalcolo in base all’Isee
La seconda questione sollevata riguarda le famiglie che, nel corso del tempo, hanno registrato un comprovato peggioramento della propria situazione economica, certificato attraverso l’Isee. Secondo Lapucci, il Comune dovrebbe ricalcolare la tariffa applicata ai nidi tenendo conto della nuova condizione economica dei nuclei interessati.
La richiesta è quindi duplice: da una parte il riconoscimento dei rimborsi per le annualità a partire dal 2021, dall’altra l’adeguamento delle rette nei casi in cui la situazione economica delle famiglie sia cambiata. Lapucci attribuisce all’amministrazione comunale la responsabilità di intervenire su entrambi i fronti e invita a riconsiderare l’interpretazione adottata per la gestione delle tariffe dei servizi per l’infanzia.