Elena Murelli, senatrice della Lega e capogruppo in commissione Affari sociali, difende il provvedimento del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che introduce un limite del 30% nelle classi per gli alunni che non conoscono adeguatamente la lingua italiana. Secondo la parlamentare, la misura non avrebbe finalità discriminatorie, ma servirebbe a garantire agli studenti gli strumenti necessari per affrontare il percorso scolastico e favorire l’integrazione.
Nel suo intervento, Murelli sostiene che il criterio adottato riguardi esclusivamente la conoscenza dell’italiano e non la cittadinanza degli studenti. La disposizione, afferma, potrebbe quindi applicarsi anche a cittadini europei con carenze linguistiche d’origine. L’obiettivo indicato dalla senatrice è organizzare percorsi dedicati per chi ha maggiori difficoltà, evitando che la presenza di numerosi alunni non italofoni nella stessa classe renda più complesso lo studio e la socializzazione.
Il richiamo alla scuola e all’inclusione
Per Murelli, la lingua rappresenta il primo strumento per partecipare alla vita scolastica e costruire relazioni con i compagni. Senza una conoscenza sufficiente dell’italiano, sostiene, aumenta il rischio di isolamento e diventa più difficile seguire le lezioni. La senatrice respinge quindi le critiche provenienti dall’area progressista, accusata di qualificare la misura come razzista per ragioni politiche e per ottenere attenzione sui giornali.
A sostegno della propria posizione, Murelli richiama le indicazioni dell’Ocse sull’equilibrio delle presenze di studenti con difficoltà linguistiche e cita la circolare ministeriale n. 205 del 26 luglio 1990, intitolata La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale. Il documento, ricorda la parlamentare, fu firmato dall’allora ministro della Pubblica Istruzione Sergio Mattarella.
La senatrice considera significativo che un principio ritenuto utile all’integrazione dalla scuola italiana già nel 1990 venga oggi interpretato da alcuni come una forma di discriminazione. La sua conclusione è un appello a concentrarsi sugli strumenti concreti dell’inclusione, indicando nella conoscenza della lingua italiana uno degli elementi fondamentali per sostenere gli studenti nel percorso educativo.