Lombardia

Latte crudo, scontro in Lombardia dopo la morte di Mattia

Il padre del bambino deceduto contesta la proposta regionale; i partiti si dividono su controlli, etichette e tutela dei consumatori.

È scontro al Consiglio regionale della Lombardia sulla mozione presentata da Giacomo Zamperini, esponente di Fratelli d’Italia, che chiede al Ministero della Salute di rivedere alcune disposizioni sulla produzione di formaggi a latte crudo. Al Pirellone si è presentato anche Giovanni Battista Maestri, padre di Mattia, morto il 2 agosto dopo nove anni trascorsi in stato vegetativo a causa di una grave sindrome emolitico-uremica.

Il ragazzo aveva contratto la malattia quando aveva quattro anni, dopo aver mangiato un formaggio a latte crudo contaminato da Escherichia coli Stec. Rivolgendosi ai consiglieri, il padre ha dichiarato di voler vedere in faccia chi avrebbe avuto il coraggio di votare la mozione. La sua presenza ha riportato al centro del dibattito le conseguenze sanitarie legate al consumo di prodotti contaminati, soprattutto per i bambini e per le persone più fragili.

Le richieste sulla produzione

Il documento propone di modificare le linee guida ministeriali introdotte due anni fa per ridurre i rischi connessi ai formaggi realizzati con latte non pastorizzato. Tra le richieste figura l’eliminazione dell’obbligo di etichettatura, considerato penalizzante per i produttori, oltre alla possibilità di effettuare controlli con una frequenza diversa da quella giornaliera prevista oggi. La mozione chiede inoltre che il costo degli esami microbiologici venga sostenuto dagli acquirenti dei prodotti.

Zamperini ha sostenuto anche la necessità di cancellare l’obbligo di dotarsi di un impianto di pastorizzazione, attualmente previsto salvo l’utilizzo di latte crudo conforme ai requisiti di legge o destinato a una stagionatura minima di 60 giorni. Il consigliere ha riconosciuto l’esistenza di rischi per la popolazione, ma ha difeso una produzione considerata parte della tradizione regionale. Ha inoltre invocato tolleranza zero per chi non rispetta le norme, chiedendo però di non penalizzare gli operatori che lavorano correttamente.

Le critiche dell’opposizione

A sostegno delle proprie argomentazioni, Zamperini ha citato un monitoraggio svolto in Lombardia durante l’estate su 1.600 campioni, lo 0,8% dei quali sarebbe risultato positivo all’Escherichia coli Stec. Il consigliere ha espresso comprensione per il dolore della famiglia Maestri, ma ha anche difeso le esigenze dei produttori e contestato l’ipotesi che i costi dei controlli ricadano sui malgari o sugli alpeggiatori.

La proposta è stata criticata da Paola Pollini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che l’ha definita fuori dal tempo. Pollini ha chiesto all’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi di mantenere la posizione già espressa e di applicare integralmente le linee guida nazionali, puntando su ricerca, innovazione e formazione degli operatori.

Sulla stessa linea si è espresso Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito democratico. Secondo Majorino, sulle questioni sanitarie occorre mantenere alta l’attenzione quando può essere coinvolta la vita dei bambini o delle persone fragili. Il settore, ha aggiunto, non deve essere criminalizzato, ma deve operare nel rispetto di norme e controlli stringenti.