Saturnino Di Ruscio contesta la procedura avviata dal Comune di Fermo per la sua decadenza da consigliere comunale. In una nota diffusa il 15 ottobre, sostiene di avere adempiuto agli obblighi indicati dall’Amministrazione e nega che sussista ancora una situazione di conflitto con l’ente.
La posizione sulla controversia
Secondo Di Ruscio, la delibera di Giunta comunale n. 313 del 29 settembre 2026 e la proposta sottoposta al Consiglio non avrebbero considerato alcuni atti da lui trasmessi al Comune. L’interessato riferisce di avere rinunciato agli atti del giudizio, alle spese processuali e agli interessi maturati e maturandi, come previsto dall’atto unilaterale d’obbligo richiamato nella sua ricostruzione.
Di Ruscio afferma inoltre di avere inviato al Comune, il 28 settembre alle 11.57, l’atto notarile del 23 settembre relativo alla divisione ereditaria. Nell’ambito dell’operazione, dopo il decesso della madre e il completamento degli atti successori, i beni oggetto del contenzioso sarebbero stati trasferiti alle sorelle, insieme ai relativi diritti. Per questo, sostiene di non essere più titolare di pretese sui beni né di una posizione sostanziale in conflitto con l’ente.
La ricostruzione prosegue con la contestazione della notifica dell’atto di citazione presso la Corte d’Appello di Ancona. Il Comune, secondo quanto riferito dal consigliere, avrebbe notificato l’atto alle 13.56 dello stesso giorno, circa due ore dopo la trasmissione della documentazione sulla divisione. Di Ruscio sostiene così di essere stato nuovamente inserito nel procedimento, sebbene non avesse più la titolarità dei beni coinvolti.
La richiesta alla Corte d’Appello
Per risolvere quello che definisce un problema soltanto formale, Di Ruscio annuncia la presentazione di una richiesta di estromissione dal processo sulla base dell’articolo 111, terzo comma, del codice di procedura civile. Nella sua nota riferisce di avere ottenuto anche l’assenso delle sorelle, indicate come cessionarie dei diritti controversi.
Il consigliere contesta quindi che una questione processuale ancora in via di definizione possa determinare la perdita dell’elettorato passivo. Richiama inoltre un orientamento della Cassazione che, a suo dire, escluderebbe la decadenza in presenza di una situazione non più sostanziale e destinata a essere regolarizzata in tempi brevi. Aggiunge che, qualora il Consiglio comunale lo ritenesse necessario, il Comune potrebbe prestare il proprio assenso all’estromissione, consentendo il subentro delle sorelle nel giudizio.
Nella parte finale della nota, Di Ruscio attribuisce la posizione dell’Amministrazione alla sua attività di consigliere scomodo e annuncia ulteriori interventi sull’argomento. Critica anche gli esponenti della maggioranza per gli interventi svolti nei suoi confronti. Le sue sono dichiarazioni di parte, mentre la procedura sulla decadenza e la richiesta di estromissione dovranno essere valutate, rispettivamente, dal Consiglio comunale e dalla Corte d’Appello.