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Bonaccini: «Al campo largo serve un’idea di Paese»

L’europarlamentare indica sicurezza, lavoro e sanità come basi per una coalizione progressista unita

Stefano Bonaccini, europarlamentare e presidente del Partito Democratico, è intervenuto a Ferrara in un confronto sui principali scenari politici italiani e internazionali. Intervistato dal direttore di Estense.com Marco Zavagli, l’ex presidente dell’Emilia-Romagna ha parlato dell’avanzata delle destre, della sicurezza, delle guerre in Ucraina e Medio Oriente e della necessità per il centrosinistra di presentarsi unito alle prossime elezioni.

Il ragionamento di Bonaccini è partito dal rapporto tra sinistra e ceti popolari. Secondo il presidente del Pd, una parte consistente delle persone che hanno avuto meno opportunità ha progressivamente orientato il proprio voto verso la destra. Non si tratta, ha osservato, di una questione legata al livello di istruzione, ma della necessità per la sinistra di tornare a rappresentare con maggiore efficacia chi vive condizioni di difficoltà. Senza questo recupero, ha sostenuto, sarà difficile tornare a vincere le elezioni.

Sicurezza, giovani e immigrazione

Tra i temi affrontati, la sicurezza è quello sul quale Bonaccini ha usato i toni più netti. Una comunità sicura, ha affermato, è una comunità libera, riconoscendo che il centrosinistra ha lasciato per anni alla destra il monopolio della questione. Allo stesso tempo, ha criticato il governo guidato da Giorgia Meloni, sostenendo che i provvedimenti adottati non abbiano prodotto una maggiore percezione di sicurezza. La risposta, secondo Bonaccini, non può basarsi soltanto sulla repressione, ma deve comprendere anche prevenzione, integrazione e controllo del territorio.

Nel confronto si è parlato anche dei centri per migranti in Albania. Bonaccini ha sostenuto che gli agenti impiegati nelle strutture potrebbero essere utilizzati in Italia. Sul tema dell’immigrazione ha inoltre richiamato la necessità di una gestione europea e di una redistribuzione tra gli Stati membri, escludendo sia l’accoglienza indiscriminata sia l’idea della cosiddetta remigrazione. Il presidente del Pd ha collegato la questione anche alla condizione dei giovani italiani che lasciano il Paese per la mancanza di prospettive e opportunità.

La parte internazionale dell’intervista ha riguardato le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, le tensioni con l’Iran e le conseguenze economiche dei conflitti. Bonaccini ha distinto le responsabilità dirette del governo italiano dagli effetti della crisi, richiamando però l’esecutivo alla gestione del caro energia e dei rischi per la crescita. Ha inoltre invocato un maggiore peso diplomatico dell’Italia e una riforma dei meccanismi decisionali dell’Unione europea, a partire dal superamento del diritto di veto, per rafforzarne il ruolo politico.

La sfida del campo largo

Il confronto si è concentrato infine sulla costruzione della coalizione alternativa alla destra. Bonaccini ha riconosciuto le differenze con il Movimento 5 Stelle, in particolare sulla guerra in Ucraina, ma ha ricordato che dal 2019 non risultano alleanze tra il movimento e la destra in comuni o regioni. Dopo la sconfitta delle ultime elezioni, attribuita anche alle divisioni del centrosinistra, l’obiettivo indicato è arrivare al prossimo appuntamento elettorale più uniti.

Per Bonaccini, tuttavia, l’unità non è sufficiente. La coalizione dovrà costruire una proposta concreta su salari, lavoro, ambiente, sanità e sicurezza, evitando promesse irrealizzabili. Il messaggio conclusivo è stato quindi rivolto alla necessità di offrire non soltanto un’alternativa agli avversari, ma una visione complessiva del futuro dell’Italia. In caso di una nuova divisione, ha avvertito, la responsabilità politica della mancata vittoria del centrosinistra ricadrebbe su chi non sarà riuscito a costruire un’intesa.