Nazionale

Berrino attacca Salis sulla memoria delle foibe

Il senatore di Fratelli d’Italia contesta i simboli legati a Tito e richiama il caso delle aggressioni in Ungheria

Gianni Berrino, senatore di Fratelli d’Italia, interviene sul tema delle foibe e critica pubblicamente Ilaria Salis, europarlamentare, per l’esibizione di simboli che, secondo il parlamentare, richiamerebbero la tradizione comunista jugoslava legata a Josip Broz Tito.

Nel suo intervento, Berrino sostiene che il regime titino fu responsabile di repressioni, persecuzioni e violenze che avrebbero lasciato una ferita profonda nella storia italiana. Il senatore richiama in particolare le foibe, le deportazioni e l’esodo di migliaia di italiani costretti ad abbandonare le proprie terre, chiedendo che la sofferenza delle vittime venga ricordata senza distinzione politica.

Il richiamo alla memoria

Secondo Berrino, la memoria storica non può essere selettiva né subordinata a convenienze ideologiche. Le vittime, afferma, erano uomini, donne e famiglie e la loro vicenda merita rispetto, verità e memoria. Da qui la domanda rivolta a Salis sulla possibilità di condannare una dittatura e, allo stesso tempo, mostrare simboli associati a una tradizione politica legata a un regime accusato di aver provocato sofferenze.

Il senatore sostiene inoltre che non possano esistere vittime di serie A e di serie B e definisce la memoria delle foibe una componente della storia italiana, non appartenente a una sola parte politica. Nel suo ragionamento invita chi rappresenta i cittadini italiani in Europa a confrontarsi anche con le pagine più controverse della propria area politica.

Il riferimento alla vicenda ungherese

Nel comunicato Berrino richiama anche la vicenda ungherese che riguarda Salis, ricordando che l’europarlamentare è stata accusata di aver partecipato ad aggressioni. Il Parlamento europeo, aggiunge, ha mantenuto la sua immunità parlamentare con un solo voto di scarto.

Il senatore precisa che nessuna condanna può essere data per scontata, ma sottolinea che l’immunità parlamentare non equivale a un’assoluzione e non cancella, a suo giudizio, le questioni politiche legate alle responsabilità contestate. L’intervento si chiude con la richiesta di una condanna senza ambiguità di tutti i totalitarismi, senza eccezioni o giustificazioni.