Toscana

A 84 anni lascia la pesca, ma non il richiamo del mare

Alberto Garzella ripercorre decenni trascorsi tra reti, barche e incontri inattesi, dall’adolescenza all’ultima uscita in acqua.

Le sue mani non toccano più le reti, ma conservano i segni del sale, dei nodi e delle tante giornate trascorse in barca. Alberto Garzella, nato nel 1942, ha smesso di uscire in mare, senza però interrompere il legame con Marina di Pisa, dove ha sempre vissuto e dove il profumo di salmastro accompagna ancora la sua quotidianità.

La sua passione è cominciata quando aveva 12 anni. Trascorreva i pomeriggi sugli scogli pescando gamberi e, da quello che era iniziato come un passatempo, è nata un’attività quotidiana. All’epoca il porto non esisteva ancora e per raggiungere il largo partiva dall’Arno, dove erano ormeggiate le barche. Utilizzava una patana, imbarcazione dal fondo piatto adatta ad avvicinarsi alla riva, insieme a reti, palamiti e fucile subacqueo.

Le uscite dall’Arno e le reti piene

Nel corso degli anni Garzella ha pescato muggini, spigole, rombi, seppie, naselli, orate, muscoli, arselle e vongole. Nel suo racconto torna il confronto tra il passato e il presente: secondo lui, oggi i pescatori sono numerosi, ma il pesce è molto più scarso. Un tempo, ricorda, le reti venivano calate la sera e recuperate al mattino, spesso brulicanti di pesci.

Tra gli episodi rimasti più impressi c’è quello vissuto nel 1976, quando lui e gli altri pescatori sentirono dal mare un rumore molto forte, simile a un soffio acuto. Tra le reti era rimasta impigliata una grande tartaruga, che Garzella descrive come originaria dell’Oceano Indiano e forse tra le prime specie non autoctone avvistate in quelle acque. I pescatori tagliarono la fune e la liberarono, restituendola al mare.

Il pericolo a otto miglia dalla costa

Un altro ricordo riguarda un imprevisto affrontato a circa otto miglia dalla costa. Garzella si era tuffato in acqua per cercare pesci e, per qualche tempo, aveva continuato a sentire il motore della barca vicino a sé. Quando riemerse, però, l’imbarcazione non era più visibile: gli altri lo avevano perso di vista. Cominciò così a nuotare fino a raggiungere il faro nord della Meloria, mentre dalla barca veniva dato l’allarme. La situazione si concluse senza conseguenze.

Le sue giornate iniziavano presto, alle 5.30 del mattino, e terminavano intorno alle 18. Il freezer, racconta, era sempre pieno di pesce. Fino a 75 anni ha continuato a uscire in mare, poi le forze hanno cominciato a diminuire. Oggi, più del prodotto della pesca, gli manca il contatto diretto con l’acqua e la possibilità di navigare tra le onde. È quel rapporto, spiega, ad aver dato senso a una vita intera.